Nelle mitiche squadriglie sono rimasti solo 5 agenti
Perlustrazioni in campagna ridimensionate dopo la fine dei sequestri di persona Siulp critico: «Professionalità da non perdere». Questore: «Criminalità cambiata»
NUORO. Sono rimasti in 5, gli agenti delle mitiche squadriglie della polizia che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della Sardegna degli Anni Settanta, Ottanta e primi del Novanta. Combattendo con coraggio e con successo il banditismo. Ora sono solo cinque gli agenti superspecializzati della questura ancora operativi: conoscono palmo a palmo le campagne del Nuorese, dell’Ogliastra e del Goceano. Agenti che trascorrono giornate intere, e spesso anche notti, in mezzo alla vegetazione. Sotto il sole cocente, la pioggia torrenziale e anche la neve. Uomini duri.Erano in 10, fino a qualche anno fa, quando è andato in pensione anche l’ultimo esperto componente delle mitiche squadriglie guidate dai grandissimi ispettori Salvatore Pilia e Antonio Serra. Nel frattempo, la criminalità è cambiata. Il fenomeno dei sequestri di persona ridimensionato drasticamente e quasi scomparso e quindi i soliti esperti dei ministeri romani hanno pensato che non c’era più motivo di tenre in vita le squadriglie. Omettendo però di guardare quanto ancora importante sia la loro opera, soprattutto nella lotta alla droga: sono state decine le piantagioni di marijuana, immerse in campagne quasi inaccessibili e invisibili anche con i “metodi più moderni” e dall’elicottero, che invece sono state scoperte dagli agenti delle squadriglie.
La visita di Massimo Giletti. Proprio per questo, il giornalista della Rai, Massimo Giletti, ha voluto trascorrere con loro alcuni giorni in mezzo al niente. Per conoscere il loro lavoro e anche per visitare alcuni di quei luoghi nascosti nel nulla, dove venivano tenuti segregati per lungo tempo i sequestrati, scoperti dalle squadriglie durante il lavoro di perlustrazione. La visita di Massimo Giletti è stata utile per riaprire il discorso sul futuro delle squadriglie, che dopo il drastico rimensionamento attuale, rischiano addirittura la scomparsa, con il trasferimento di queste grandi professionalità verso altri servizi sicuramente poco adatti alle loro caratteristiche: le scrivanie degli uffici e le cuffie per ascoltare interminabili intercettazioni ambientali e telefoniche.
Il sindacato Siulp. Un argomento scottante sul quale è intervenuto con una nota il segretario provinciale del Siulp (sindacato unitario lavoratori della polizia), Matteo Baldi. «I sequestri sono ormai un brutto ricordo grazie all’impegno e ai sacrifici degli uomini in mimetica della squadra mobile di Nuoro, che non hanno temuto le intemperie e hanno sempre sacrificato la famiglia per il lavoro – ha spiegato il sindacalista –. Ma ormai le squadriglie della polizia sono solo un bel ricordo, ridotte ai minimi termini: solo pochissime unità con mezzi obsoleti e insicuri per il trasferimento nelle campagne. Il lavoro oscuro ma fondamentale nelle campagne deve continuare e deve essere riorganizzato, strutturato, e il reparto deve essere rafforzato con personale dedito a questo tipo di attività e non utilizzato saltuariamente con i pochi rimasti – ha sottolineato Baldi –.
Trasferimenti negati. «Il Siulp nuorese è a conoscenza della volontà di alcuni colleghi che hanno manifestato interesse a far parte delle squadriglie, ma le loro richieste non state esaudite. La vicenda dei trasferimenti interni in Questura, sulla quale il Siulp si è visto negato l’accesso agli atti e che, attualmente, è al vaglio della Commissione nazionale accesso atti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, ritorna così a galla inesorabilmente. Il questore – ha concluso il segretario del Siulp – smetta di fare l’economista».
Il questore Fassari. «Sul valore dell'attività delle squadriglie, sia oggi sia in passato, nessuno può discutere – ha sottolineato il questore Paolo Fassari, rispondendo alla nota del sindacato –. Ma le attuali disponibilità di risorse, ridimensionate numericamente non certo più di altre realtà nazionali, impongono scelte strategiche che devono tenere conto dell’evolversi della criminalità verso reati assolutamente diversi dal passato. Non si tratta di una sottrazione di risorse dirette alla repressione di reati,ma di una rimodulazione verso un impiego di strumenti e tecniche investigative, che oggi ci consentono un diverso controllo del territorio e delle dinamiche criminali – ha continuato il responsabiloe della Questura di Nuoro –. Questi nuovi strumenti si affiancano a quelli più tradizionali e del passato.
Esigenze diverse. «Le pressanti esigenze che avevano portato a istituire quelle unità specializzate, stabilmente adibite all’attività anti-sequestro e alla ricerca dei latitanti, composte da decine di uomini, si sono affievolite nel corso del tempo e, per questo motivo, si è reso necessario un parziale reimpiego delle risorse verso nuovi metodi di contrasto – ha concluso il questore Paolo Fassari – e verso reati che oggi vengono percepiti dai cittadini come più pericolosi e pregiudizievoli».
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