Nuoro, sfrattati e senza un soldo: «Così finiremo per strada»

Salvatore Corongiu

Continua l’odissea di Salvatore Corongiu e della sua famiglia. Ora devono lasciare anche il residence che li ospitava a spese del Comune

NUORO. Sfrattati, senza un lavoro e nemmeno un euro per mangiare. Lui, Salvatore Corongiu, meglio conosciuto come Massimo, disoccupato nuorese con alcuni problemi di salute, e lei, Laura Rocchigiani moglie e mamma dei loro tre piccoli bambini, da oltre quattro anni vivono disperati in un precario equilibrio, arrabattandosi tra sussidi comunali, collette e atti di generosità. Sono diventati gli specialisti dello sfratto tant’è vero che negli ultimi anni ne hanno collezionato una moltitudine.

L’odissea della famiglia Corongiu, prosegue inarrestabile, e ieri nella collezione si è aggiunto l’ennesimo termine ultimo. Questa volta però si tratta della stanza numero 210 del “Residence la Pineta”, nella zona dell’ospedale, che ospita la famiglia da quindici giorni, tutto a spese del Comune che dal 2012 cerca in tutti i modi di aiutare la famiglia nuorese. Doveva essere una sistemazione d’emergenza messa a disposizione dai servizi sociali del comune di Nuoro, che nell’immediato hanno avviato la procedura per aiutare la famiglia Corongiu dopo l’ennesimo sfratto per morosità, pervenuto il 22 agosto.

Disoccupazione e sfratti, l'odissea di una famiglia nuorese

È raccogliendo le loro poche cose, tra uno scatolone e l’altro, che quel giorno hanno festeggiato il compleanno di una delle loro figlie, con l’ufficiale giudiziario alla porta che intimava ai suoi genitori di lasciare l’appartamento di via Lamarmora, dove la famiglia risiedeva da qualche mese.

«Tutto ha inizio nel 2011 – racconta Massimo Salvatore Corongiu – quando ho dovuto chiudere il mio negozio di frutta e verdura di via Lombardia a causa di un problema di salute, che mi ha bloccato a letto per sei mesi. Così abbiamo venduto l’attività e con il ricavato e con qualche soldino che Laura riusciva a guadagnare dai suoi lavoretti saltuari, siamo andati avanti per un po’. Poi mi sono ripreso e ho iniziato a lavorare con un mio amico, ma in maniera saltuaria – prosegue Corongiu – Fino a quando non mi sono tagliato un dito e non ho più potuto lavorare. Infatti mi hanno riscontrato un’ algodistrofia e certe cose non posso più farle».

Il racconto a un certo punto si fa confuso, a tratti irreale con furti, incendi e minacce ovunque, ma quello che è chiaro è che qui, al Residence la Pineta, il tempo è scaduto per la famiglia Corongiu. E ancora una volta si affaccia nelle loro vite il temuto spettro della strada come ultima casa.

«Lancio un appello perché io e la mia famiglia da oggi siamo senza un tetto sopra la testa. Chiedo a tutte le istituzioni competenti di attivarsi nell’immediato – conclude Salvatore Corongiu – con la speranza che vengano stanziati dei fondi per le famiglie disagiate. Nel frattempo aspettiamo che vengano stilate le graduatorie per gli alloggi popolari e quelle per gli inservienti negli asili nido comunali, così che mia moglie possa lavorare».

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