La Nuova Sardegna

Nuoro

La rabbia degli insegnanti: «No alla Buona scuola»

di Stefania Vatieri
La rabbia degli insegnanti: «No alla Buona scuola»

Docenti e sindacati sul piede di guerra si sono dati appuntamento in piazza Satta La senatrice Manuela Serra (5Stelle): «Il presidente Pigliaru intervenga subito»

3 MINUTI DI LETTURA





NUORO. Continua imperterrita la lotta degli insegnanti sardi contro la legge 107/2015 sulla cosiddetta Buona scuola. Si sono dati appuntamento martedì sera in una piazza Satta semi vuota, durante un incontro pubblico, organizzato dal coordinamento scuola pubblica di Nuoro, con la senatrice del movimento Cinque stelle Manuela Serra, nonché tutti i sindacati di categoria, per dire a gran voce no alla privatizzazione delle scuole, no allo svilimento degli insegnati e no alle forme di gestione autoritarie. Erano poco più che una manciata, tutti o quasi insegnanti. «Siamo pochi, troppo pochi, questo è il dramma – commenta un gruppo di insegnanti – La situazione è grave ma forse ancora non ci rendiamo conto. La piazza sarebbe dovuta essere traboccante di insegnanti, famiglie e studenti, tutti uniti contro questa aberrazione intellettuale, e invece...». Ma a riempire la piazza sono le parole cariche di forza e speranza di Manuela Serra. «L’errore più grande è pensare che ormai non ci sia più niente da fare – esordisce – Abbiamo ancora delle carte da giocare, ma soprattutto abbiamo il compito e il dovere di bloccare questa legge truffa per docenti, alunni e genitori. Il movimento 5 stelle ha presentato la mozione contro questa legge. Già due regioni, Puglia e Veneto, hanno approvato la mozione. Cosa aspetta la Regione Sardegna a calendarizzare la mozione in consiglio? Sono molto arrabbiata con il nostro presidente Pigliaru, che non fa niente, in una Regione a Statuto speciale come la nostra, con la possibilità di intervenire in merito impugnando l’articolo 5. Ma lui sta pensando a fare accordi con il Qatar e quindi non ha tempo per rispondere a una senatrice della Repubblica». L’incontro in piazza è anche un susseguirsi di storie, racconti di chi da anni cammina sul filo del precariato, ma che di gettare la spugna non ci pensa proprio. «Sono una docente precaria – racconta Teresa Cucca, portavoce dei precari Pas ( percorsi abilitanti speciali) – Insegno lettere nei licei da più di dieci anni, e come altri 250 mila precari, il 26 novembre scorso ho esultato quando la corte di giustizia Europea ha emesso la sentenza Mascolo, con la quale ha stabilito che la normativa italiana sui contratti a termine nella scuola è in contrasto con la direttiva europea 70/1999. Noi precari ci siamo illusi che la sentenza avrebbe inferto un colpo mortale al precariato scolastico. Ma così non è stato. Ci ritroviamo dopo decenni spesi per la scuola pubblica e dopo aver frequentato corsi abilitanti onerosissimi, esclusi invece dal piano assunzionale e condannati a un futuro da disoccupati». A lanciare invece un appello alle famiglie e agli studenti è Carmela Piras, attivista del movimento pentastellato e maestra, che spiega «ciò che forse finora non è emerso, ma che porta con sè tutta la drammaticità di questa legge. Dove la scuola è concepita più come un’azienda, un negozio, con le sue “offerte” formative, con i dirigenti e non più i presidi, e la pubblicità sui giornali. La scuola non è tutto questo. La scuola è una cosa molto più seria, è un organo costituzionale che ha il compito di istruire facendo acquisire competenze».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative