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Piatti e dolci tipici, le Cortes sono servite

di Francesco Pirisi
Piatti e dolci tipici, le Cortes sono servite

SARULE. Sabato con i primi abitudinari visitatori delle “cortes”, ieri con molte più presenze, di famiglie e gruppi di anziani. È l’Autunno in Barbagia di Sarule, comune di 1800 abitanti di matrice e...

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SARULE. Sabato con i primi abitudinari visitatori delle “cortes”, ieri con molte più presenze, di famiglie e gruppi di anziani. È l’Autunno in Barbagia di Sarule, comune di 1800 abitanti di matrice e attualità pastorale. Nelle vie per due giorni i cultori e nostalgici, di una Sardegna andata modificandosi in alcune sue aree ma che in provincia mantiene punte di autenticità. Sarule le mostra per l’ennesima volta, senza il timore di una ripetizione noiosa e priva di passione. L’amministrazione civica (insieme agli espositori) ha puntato sull’identità, quella sociale e quella economica. Lo dicono gli eventi e le offerte. Una proposta che è come un titolo per l’intera rassegna, il concorso della preparazione di piatti e dolci tipici. Nei luoghi della rassegna massaie collaudate e giovani ricchi di intraprendenza hanno preparato il “formaggiolo” arrostito, la pasta casereccia, la “cordula” con stomaco, pancia e intestino di agnello, dalle cui interiora è venuta fuori anche la coratella in padella. Altri si sono spesi sul fronte dei dolci, per presentare amaretti e biscotti, insieme alle formaggelle, che vantano il primato di essere la specialità più venduta fuori dal paese. Oltre l’entusiasmo anche l’incentivo di un concorso e il voto di una giuria che ha considerato confezione, ingredienti e allestimento della “cortes”. Nel primo bilancio buttato giù ieri dal sindaco Mariangela Barca il senso di un’iniziativa azzeccata, anche per la varietà di piatti e leccornie, sul cui filo si legano le generazioni, anche quelle recenti. Segni della storia locale, che si aggiungono a tanti altri, nell’ultimo atto della manifestazione fieristica, a Sarule. Un itinerario tra venti case, più o meno antiche, più o meno tutelate nell’identità architettonica. Porta, dopo porta, spaccati di una comunità pastorale e contadina, nei suoi tratti arcaici, di cui vengono ricordati i vestiti in orbace, gli arredi di cucine e cantine per la caseificazione e la preparazione delle carni. Qualche metro più in là, il sarto del velluto, il fabbro, la tessitrice de “sa burra”, il tappeto che è andato in dono a papi, sovrani e capi di Stato, la cui produzione è sì attuale, ma in questo caso solo perché alcune anziane giorno dopo giorno danno una prova di resistenza sul telaio. Circostanza che sembra dire di una fine vicina dell’arte rilanciata negli anni ’50 da Eugenio Tavolara. Davanti alla necessità di un tempo che nel territorio esige di rimodulare azioni e scelte economiche, “Autunno in Barbagia” è l’occasione anche a Sarule per fare le prove di nuove intraprese che possano tracciare un percorso produttivo e di lavoro, con l’impiego di risorse e professionalità legate alla terra e alla tradizione. Un faro lo accende il convegno su “Cultura e identità”. Docenti universitari ed esperti delle antichità hanno parlato di alcune ricchezze monumentali da valorizzare.

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