“Buona scuola”: prima denuncia all’Ue
Un gruppo di insegnanti precari, assistiti dall’avvocato Solinas, porta il caso in Europa: «La legge discrimina i sardi»
NUORO. Assumere in pianta stabile un docente precario sardo, ma solo a patto che accetti di andare a lavorare fuori dall’isola, e che spenda circa la metà dei suoi 1250 euro di stipendio, per affitti, voli e trasporti, viola alcune norme dell’Unione europea, dei trattati e dei diritti fondamentali fissati dall’Ue, e in particolare quel “principio di coesione economica, sociale e territoriale” che è nato per tutelare chi risiede nelle regioni insulari come la Sardegna e magari vorrebbe anche cercare di mettere su famiglia.
Ma non basta: assumere un docente precario ma solo a patto che vada a vivere fuori dalla sua isola di residenza, viola anche altre il trattato di Amsterdam, che riconosce le specificità delle regioni insulari, e la carta fondamentale dei diritti dell’Ue che tutela il diritto dei cittadini di metter su casa e famiglia.
Sta tutto qui, in questi due punti che corrispondono ad altrettante presunte violazioni di legge, il succo della prima denuncia, quantomeno prodotta nei confini della Sardegna, presentata alla commissione europea contro la cosiddetta legge sulla “buona scuola”, voluta dal governo Renzi e contestata in modo veemente sin dai suoi primi vagiti dalla stragrande maggioranza dei docenti italiani.
A presentare la denuncia, ognuno per conto suo ma con un’identica formula che sostanzialmente configura una sorta di class-action, sono stati nei giorni scorsi una decina di insegnanti precari di Nuoro e provincia. Un gruppo di docenti che, stanchi di attendere una reazione decisa che non c’è stata, da parte della Regione, contro la legge sulla buona scuola, hanno capito che l’unica strada per dare battaglia alle assunzioni-a patto di emigrare, sarebbe stata quella legale. Così, alla spicciolata, i docenti si sono rivolti a Claudio Solinas, un avvocato nuorese che di battaglie per difendere i diritti degli insegnanti, e in particolare dei precari, ne mastica parecchio visto che in passato ha riportato diverse vittorie legali in materia. Il legale barbaricino ha studiato, dunque, la nuova legge, la numero 107 del 2015, l’ha spulciata per settimane, e alla fine ha trovato le falle, i punti nei quali in sostanza cozza in modo deciso con alcune delle norme che stanno alla base dell’esistenza stessa dell’idea di Europa unita. Perché ne violano alcuni dei suoi principi chiave: come quelli che tutelano le regioni insulari e i loro abitanti che devono affrontare spese in più, rispetto ai loro connazionali, per i trasporti, gli spostamenti e vari altri aspetti.
Figurarsi, poi, se il loro Stato li mette di fronte a un bivio terribile: vuoi l’assunzione tanto sognata?, va bene ma a patto che ti trasferisci oltre-Tirreno. E poco importa se dopo 15 anni di precariato, sei riuscito comunque a tirare la carretta e a metter su casa e a far figli in Sardegna. Poco importa, dice ai precari lo Stato: o vai fuori a lavorare, oppure ti cancelliamo per sempre dalle graduatorie a esaurimento.
Un gruppo di docenti nuoresi, anziché abbassare la testa e accettare a denti stretti una delle due opzioni, ha deciso così di tentare per una terza via: denunciare la legge alla Commissione europea. E per farlo ha scelto di mettere tutto nelle mani di un avvocato che da tempo si è specializzato anche nel diritto scolastico.
«Il legiaslatore nazionale – spiega l’avvocato Solinas – che avrebbe voluto risolvere il precariato, ha del tutto omesso, invece, di tener conto dei doceti sardi, ignorando alcune norme dell’Unione europea, dei trattati, e della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue». «La parola adesso passa alla Commissione europea – aggiunge in conclusione il legale – che entro un anno dovrà dare una risposta alle denunce – e se la denuncia verrà ritenuta fondata, lo Stato italiano sarà chiamato a rispondere con un atto di messa in mora, e se non adempie alle indicazioni della commissione europea, sarà sanzionato».
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