Vertenza dei tessili, i sindacati: «Si attivino subito i cantieri verdi»
Macomer, i lavoratori pronti a una nuova mobilitazione Chiedono che sia garantito immediatamente un reddito
MACOMER. Il primo problema e il più urgente è quello di far partire subito i cantieri verdi per dare ristoro alle famiglie dei lavoratori che da mesi, da quanto il Governo ha modificato il regime degli ammortizzatori sociali ponendo fine alla mobilità, non hanno alcun reddito. Gli ex tessili della provincia di Nuoro chiedono risposte concrete e nel corso delle assemblee tenute mercoledì a Siniscola e ieri a Macomer e Ottana hanno manifestato forti dubbi sulla possibilità che l’accordo firmato il 7 agosto dalla Regione e dai sindacati possa risolvere i loro problemi. Nessuno si tira in dietro, ma i dubbi sull’efficacia delle azioni che la Regione ha inserito nell’accordo del 7 agosto sono tanti. Anche per questo sono pronti a mobilitarsi di nuovo e a coinvolgere nella mobilitazione anche i territori a sostegno di una vertenza più ampia per ottenere interventi in grado di restituire al Nuorese i posti di lavoro, che in gran parte erano quelli delle aziende tessili, cancellati dalla chiusura delle fabbriche e dalla crisi. Sono queste, in linea di massima, le indicazioni emerse dalle tre assemblee che segnano l’inizio di una nuova mobilitazione. Oggi, alle ore 11 a Cagliari si terrà l’incontro del Comitato di monitoraggio che verificherà l’attuazione dell’accordo, che per quasi due mesi dalla firma è rimasto lettera morta, non per colpa dei lavoratori e dei sindaci, come hanno spiegato ieri nel corso dell’assemblea di Macomer i sindacalisti Jose Mattana della Cgil e Katy Contini della Cisl, ma perché durante il mese di agosto e per la gran parte di quello di settembre l’assessorato al Lavoro non ha mosso un dito. Poi è arrivata la delibera che allarga la Flexicurity ai lavoratori tessili della provincia di Nuoro usciti dalla mobilità ordinaria. «Che va anche bene – ha detto Katy Contini nel corso delle assemblee, – ma il fatto è che nei nostri territori non ci sono aziende. Ammesso pure che un’attività commerciale o un artigiano prendano un ex tessile come tirocinante per sei mesi, si pone poi il problema del dopo. Da noi non ci sono aziende interessate ad assumere personale anche e nonostante gli incentivi offerti dalla Regione». Un tirocinante della Flexicurity dovrebbe percepire 600 euro lordi al mese (480 euro netti) per 30 ore di lavoro settimanali, che può andare anche bene se il tirocinio si fa sul posto e in prospettiva di un’assunzione, ma che ha il sapore di salario da lavoro nero nella piana di Gioia Tauro se per guadagnare quella somma è necessario spostarsi sostenendo spese. Pesa soprattutto il fatto che il tirocinio non dà certezza di collocazione nell’azienda. Da qui la necessità di attivare i cantieri verdi con turni di rotazione di quattro mesi e due di disoccupazione pari a sei mesi di retribuzione che garantiscono un reddito da sostentamento per metà anno. Per le famiglie dei tessili rimaste senza reddito (dall’inizio dell’anno per chi è uscito dalla mobilità ordinaria e dal 2014 per gli altri) sarebbe una boccata d’ossigeno per tirare avanti in attesa di tempi migliori. I sindacalisti hanno annunciato che oggi uscirà il bando della misura Welfare to Work, strumento di reimpiego dei lavoratori espulsi finanziato dal ministero del Lavoro. Anche questo punta su imprese che non ci sono.
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