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L’Unione dei Comuni riapre gli uffici del giudice di pace

L’Unione dei Comuni riapre gli uffici del giudice di pace

La struttura era stata chiusa in base a un decreto del 2012 I costi saranno a carico delle amministrazioni locali

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MACOMER. Riapre l’ufficio del giudice di pace di Macomer chiuso un anno fa con un decreto del ministro della Giustizia che dava attuazione al decreto legislativo del 2012 col quale il governo Monti inaugurava una politica di tagli e risparmi che ha cancellato anche la sezione staccata del tribunale. Il servizio sarà ripristinato ai primi dell’anno prossimo, ma se si riuscirà a snellire i tempi della formazione del personale, che sarà a carico dei comuni del territorio, non è da escludere che gli uffici riaprano verso la fine del 2015.

In Sardegna sono pochissimi gli uffici che saranno ripristinati. Oltre che a Macomer il giudice di pace dovrebbe riaprire a Tortolì e a Iglesias. Il sindaco di Macomer, Antonio Succu, anche come presidente dell’Unione dei comuni del Marghine ha fatto di tutto per restituire alla città e al territorio questo importante servizio che eviterà ai cittadini di perdere una giornata a Oristano anche per impugnare un verbale di contravvenzione stradale. L’intenzione era quella di spalmare i costi sui comuni di un’area ampia che, oltre al Marghine, doveva comprendere il Ghilarzese, la Planargia e il Montiferru. I centri della zona di Ghilarza hanno detto no da subito. Dalla Planargia prima sono arrivati segnali di disponibilità, ma alla fine hanno tirato i remi in barca. Nonostante questi comuni non spendano un centesimo per il funzionamento del servizio, le popolazioni potranno ugualmente beneficiarne. «Si sono sottratti all’impegno che avevano inizialmente assunto e questo dispiace – dice il presidente dell’Unione dei comuni, Antonio Succu –. Stiamo restituendo al territorio un servizio importante la cui presenza serve a combattere la desertificazione di un’area che lo Stato porta avanti cancellando i servizi».

Riaprire e mantenere gli uffici del Giudice di pace ha un costo del quale si stanno facendo carico i comuni del Marghine. «La volontà di mantenerlo – spiega Succu – è legata al tentativo di contrastare la desertificazione che lo Stato porta avanti nei nostri territori. Purtroppo è una lotta impari che difficilmente potrà essere sostenuta nel lungo periodo nonostante tutte le azioni di buon governo e la completa eliminazione di ogni genere di spreco». (t.g.t.)

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