La Nuova Sardegna

Nuoro

L’ex assessore malato di Sla «Rispetto non compassione»

di Francesco Pirisi
L’ex assessore malato di Sla «Rispetto non compassione»

Graziano Mereu ha raccontato in Consiglio comunale i problemi dei malati «Le istituzioni devono ascoltarci, a noi è rimasta almeno la testa per pensare»

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NUORO. Il dibattito, l’analisi delle scelte amministrative, la polemica certe volte sorda, altre volte sterile, non ha asilo in quell’ora di seduta del Consiglio comunale. La scena si è spostata nello spazio per il pubblico. Sostano le carrozzine con fili, lucine e pulsanti, che trasportano alcuni nuoresi affetti dalla Sla, la Sclerosi laterale amiotrofica, una malattia degenerativa del sistema nervoso, che porta alla paralisi, con progressione senza interruzione. Rimane però integra ed efficace la mente e cresce la voglia di vivere sino all’ultimo respiro. E anche di denunciare quando qualcosa non rimane dentro i binari, soprattutto della giustizia.

I sintomi e le reazioni di Graziano Mereu, 66 anni, ingegnere nuorese, gli ultimi due passati a fare i conti con la Sla. Nell’aula di via Dante c’era stato sino a vent’anni fa, da protagonista dell’amministrazione civica. Si ripresenta da malato di Sla. Condizione che non gli fa mutare la visione del mondo, della sua città e del complesso delle esigenze legate alla vita di ogni giorno, soprattutto nel tempo della crisi. Ma è certo circostanza decisiva, più di quanto necessario, per orientare l’ambito del confronto con i governanti. Questo uno dei passaggi della lettera, davanti ad Andrea Soddu e consiglieri: «Adesso che la disputa dei 30 anni sul Puc si è conclusa, il Consiglio avrà su quella materia discussioni settoriali non totalizzanti. E, quindi, tra gli altri problemi spero in un’attenzione specifica per i servizi sociali: per vedere il prezioso lavoro delle assistenti nel centro di via Brigata Sassari, conoscere i problemi dei malati cronici, insieme alle difficoltà delle loro famiglie».

Graziano Mereu sollecita i colleghi amministratori a impegnarsi affinché sia riconsiderato prima di tutto l’aiuto economico alle persone non autosufficienti, per le quali dal 1998 è in vigore la legge regionale del “ritorno a casa”, da ospedali e case protette. «Le somme riconosciute dalla Regione coprono a malapena le spese del personale, che si prende cura del malato, mentre non riconoscono, se non in parte, il lavoro dei familiari. A questo si aggiungono i ritardi di una burocrazia sorda alle richieste di liquidazione e le risposte vengono date dopo passaggi tortuosi e faticosi».

Urgenze e questioni che l’amministrazione ha conosciuto appena insediatasi in municipio, sottoposte all’attenzione da Rosa Puligheddu, presidente provinciale dell’Aisla, l’associazione che tutela gli interessi dei malati e s’impegna affinché la comunità, sanitaria e non, faccia dei passi avanti in una lotta oggi impari, per l’assenza di una cura efficace. Tanto da far dire al primo cittadino: «Sono convinto che dopo l’incontro per ognuno di noi l’approccio alle cose amministrative, ma anche a quelle personali, non sarà più lo stesso. É stata una giornata speciale e di questo ringraziamo l’Aisla».

Il prima e il dopo che nel caso dei malati di Sla stravolge un’esistenza. L’ingegner Mereu era stato assessore all’Urbanistica, nella giunta guidata dal Dc Gian Paolo Falchi. Sino all’ennesima caduta mentre percorre la strada da casa allo studio, che insospettisce i familiari. La visita in ospedale e la scoperta della patologia, considerato che sino ad allora fisico e mente avevano sempre dimostrato salute ed energia. Gli è vicina la moglie Pina Schintu, che ritorna a quei momenti: «All’inizio non l’ha presa bene, così come tutta la famiglia. Ci siamo guardati negli occhi, per arrivare a concludere che farci prendere dal panico non avrebbe fatto altro che peggiorare la situazione. Da qui la decisione di reagire e affrontare la realtà, seppur difficile e dolorosa. Per me è stato d’aiuto l’aver letto in quei giorni l’intervista alla moglie di un malato di Sla, che aveva scelto di non arrendersi».

Per Graziano Mereu la signora Pina è l’angelo che l’assiste nelle sue giornate, insieme agli altri familiari e soprattutto alle assistenti sanitarie. sempre al suo capezzale. Persone per le quali ci vorrebbe un’attenzione maggiore da parte delle istituzioni. Ci pensa lui a ricordarlo, diretto interessato della sofferenza. Guarda in là, e ringrazia Dio, «perché mi rimangono gli occhi per leggere, comunicare e scrivere e la testa per pensare». I sensi che ne fanno ancora una persona libera, in grado di poter pronunciare il “suo” grazie, agli amministratori, non senza un monito: «Non vogliamo compassione, ma considerazione e rispetto».

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