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Mamone senza auto né furgoni «Un carcere in totale abbandono»

Mamone senza auto né furgoni «Un carcere in totale abbandono»

Disservizi e carenze nelle diramazioni, continua lo stato di agitazione della polizia penitenziaria Giovanni Villa, segretario Cisl-Fns: «Ci auguriamo che il dottor De Gesu intervenga celermente»

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MAMONE. «Tutti danno la stessa risposta: non ci sono soldi». Il caso “mezzi di trasporto” della Colonia penale rischia di diventare un paradosso. Mentre lo stato di agitazione della polizia penitenziaria va avanti, «tutti, dal direttore Patrizia Incollu al comandante di reparto, commissario Massimo Carollo, fino al provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria Enrico Sbriglia, pare siano impotenti davanti alla grave problematica». Ad alzare la voce è ancora una volta la Cisl-Fns.

«Oggi funzionano solo alcuni mezzi – denuncia il sindacato – tra i quali quelli del Nucleo traduzioni, una utilitaria ed un furgone per trasporto poliziotti entrambi a targa militare. A giorni, se non si interverrà con urgenza, la Colonia si bloccherà con l’alto rischio della chiusura delle varie diramazioni». Particolarmente critica la situazione nella diramazione Santissima Annunziata, ormai senza mezzo...

«Da tempo denunciamo vari disservizi che aumentano giorno per giorno – sottolinea Giovanni Villa, segretario generale aggiunto regionale della Cisl-Fns –. Ormai la questione dei mezzi è diventata la priorità assoluta, ancor più della carenza di organico. Una utilitaria così come un furgone a nove posti a targa militare, quest’ultimo per altro in prestito dall’Istituto di Uta a Cagliari, rispettivamente venivano adoperati per rappresentanza e per il trasporto di personale di polizia penitenziaria, ora vengono usati per la consegna del vitto e del sopravvitto dei detenuti. Tutto ricade sulle spalle dei colleghi – va avanti Villa – che per non bloccare le attività della Colonia e dare una mano al direttore e al comandante si assumono responsabilità che non gli competono. Questo accade da tempo e non capiamo perché l’amministrazione non interviene. I mezzi che ho citato servono anche per il trasporto dei detenuti che dalle tre diramazioni, Nortiddi, Santissima Annunziata e S’Alcra, vengono accompagnati per le varie incombenze come colloqui familiari, educatori, assistenti sociali, avvocati ecc., o per disbrigo pratiche nei vari uffici della centrale. Ci sono anche altri disservizi». L’elenco è lungo.

«Da questa estate – ricapitola il sindacalista –, a causa di un forte temporale, sono saltate tutte le linee telefoniche fisse e mobili, alcune sono state riparate ed altre no, il personale faceva la fila per poter lavorare in quelle poche postazioni internet funzionanti». E inoltre: «Il centralino ancora oggi non funziona al 100% tante che non si possono passare le telefonate esterne ai vari numeri interni, insomma; vi faremo richiamare se funziona la linea».

«Per poter prendere la linea di rete mobile ci si deve spostare in continuazione – rimarca ancora Giovanni Villa –, non funziona nemmeno quella della Tim che è convenzionata con l’amministrazione per i telefonini di servizio. Dire che il carcere è abbandonato è un eufemismo» ironizza il portavoce della categoria.

«Altra questione che denunciamo da tempo riguarda la mancata corresponsione dei pagamenti delle missioni agenti che va avanti da gennaio di quest’anno nonostante la normativa ne preveda il pagamento dopo un mese. Ci sembra che l’amministrazione non prendendo provvedimenti quindi non intervenendo per ripristinare quel minimo di sicurezza e funzionalità, basti pensare che il controllo del territorio è diventato oramai impossibile da garantire, abbia deciso di mettere la parola fine al capitolo Mamone».

«Sarebbe una vera sconfitta – dice Villa – non solo per l’amministrazione penitenziaria ma per tutto il sistema specialmente oggi che si sta lavorando per un nuovo progetto di modello di detenzione a sorveglianza dinamica e controllo attenuato dove le Colonie agricole devono essere una parte rilevante. Per questo abbiamo proclamato lo stato di agitazione coinvolgendo anche la segreteria nazionale. Questa volta ci faremo sentire fino a Roma, la protesta andrà avanti ad oltranza. Ci auguriamo che come accaduto in passato il dottor De Gesu, allora provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria della Sardegna, oggi direttore generale dell’Ufficio beni e servizi del dap, intervenga celermente. Sappiamo – chiude il sindacalista della Cisl-Fns – che tiene particolarmente al sistema penitenziario isolano quindi ci aspettiamo risposte e interventi risolutivi in tempi brevi».

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