Cento anni di “Non potho reposare”
Omaggio al poeta-avvocato Salvatore Sini, autore dei versi della canzone sarda più conosciuta al mondo
SARULE. Un convegno di studi, voluto dall’amministrazione comunale, in collaborazione con il Coro Vadore Sini, per ricordare degnamente la figura e l’opera del poeta-avvocato Salvatore Sini, nella ricorrenza del centenario della pubblicazione di A diosa, la sua poesia più famosa, che musicata dal maestro Giuseppe Rachel è diventata come Non potho reposare, la celebre canzone d’amore che porta il nome della Sardegna nel mondo. Le celebrazioni si erano aperte venerdì 11 settembre con un grande concerto tenuto da diversi artisti sardi nella piazza della Parrocchia, interpretando varie versioni di Non potho reposare. Il convegno studi, che ha visto le conclusioni delle celebrazioni per i cento anni di “A diosa – Non potho reposare”, si è tenuto invece domenica 4 ottobre presso il Circolo culturale di Sarule con i saluti in apertura del sindaco di Sarule Mariangela Barca, cui hanno fatto seguito quelli dell’assessore alla Cultura Simonetta Ladu.
«Siamo a Sarule a cent’anni di distanza dalla composizione della poesia A diosa – ha dichiarato l’assessore – e come sarulesi non potevamo mancare a questo appuntamento per rendere omaggio non solo a un nostro compaesano, ma soprattutto a uno scrittore, poeta, drammaturgo instancabile e meticoloso; e alla sua opera conosciuta e cantata in tutto il mondo. Siamo qui oggi – ha aggiunto l’assessore –, per gettare le basi affinché le attività realizzate in quest’anno rappresentino il punto di partenza per promuovere, in futuro, iniziative e attività volte a far conoscere il pensiero e le opere del poeta per divulgare il suo messaggio culturale, storico e umano e un convegno di questa portata con relatori di qualità eccezionale dal punto di vista musicale, storico, antropologico e linguistico che vuole rendere il giusto onore non solo alla canzone d’amore più bella della Sardegna, ma anche a un documento linguistico e musicale di sardità».
Il convegno ha visto gli interventi del giornalista Michele Pintore, dell’etnomusicologo Roberto Milleddu, dell’antropologo Bachisio Bandinu, del linguista Simone Pisano, del musicista Alessandro Catte e dell’etnomusicologo Marco Lutzu. Sono intervenuti: il Coro Vadore Sini di Sarule, il Coro delle scuole elementari di Sarule e il pianista Stefano Rachel, che ha accompagnato i cantanti Costantino Mirai, Simonetta Delogu e Antonio Spedicati. Ha coordinato i lavori il conduttore televisivo Ottavio Nieddu.
Primo relatore del convegno è stato il giornalista Michele Pintore, che col taglio del cronista, ricercatore storico, ha ricostruito le varie tappe che nel tempo hanno visto la nascita della poesia A diosa, scritta da Salvatore Sini nel 1915, che incontrando la musica del maestro Giuseppe Rachel divenne la celebre canzone Non potho reposare, la canzone che più d’ogni altra contribuisce a portare il nome della Sardegna del mondo. L’intervento di Pintore, supportato dalla proiezione di numerose immagini – documento, ha ripercorso il suo lungo lavoro di ricercatore sull’opera del poeta Salvatore Sini e del musicista Giuseppe Rachel, lavoro reso possibile grazie alla consultazione di preziosi documenti originali inediti degli autori, soprattutto dei diari del poeta, dove fedelmente riporta i legami di collaborazione con il maestro Peppino Rachel, che portarono alla creazione della celebre canzone. La nascita di A diosa, secondo l’etnomusicologo Roberto Milleddu, è da inserire in quella tradizione musicale italiana sorta sul filone del canto popolare, nata come romanza da salotto, avendo come base l’opera lirica. A diosa è un canto d’amore, e la ritualità nel passato del corteggiamento tra gli innamorati è stata argomento dell’intervento dell’antropologo Bachisio Bandinu. Una ritualità – come ha affermato l’antropologo –, non riportata su nessun copione di tradizioni, ma fatta di gesti e di movimenti; dove lo sguardo tra un giovane e una giovane era già una domanda, una richiesta chiara e esplicita più di qualsiasi parola. Ma A diosa è anche una poesia, e sul testo poetico si è soffermato l’intervento (tramite collegamento in videoconferenza) del linguista Simone Pisano, che ha analizzato A diosa e il periodo che l’ha vista nascere. Un periodo culturale secondo Pisanu, dove emerge un fatto interessante, che lega Badore Sini al periodo culturale dei poeti di allora, a partire da Dessanai, e altri che si distaccarono dalla lingua lugudorese, la lingua classica della poesia sarda, per usare la lingua comune parlata nella zona di origine. Il ruolo che A diosa- Non potho reposare riveste tra i cori folcloristici nuoresi, lo ha chiaramente spiegato nel suo intervento il musicista Alessando Catte.
Una canzone, a detta del maestro, fondamentale nel repertorio di ogni coro folcloristico nuorese e non solo. Una canzone che mette in evidenza il ruolo del tenore solista sul coro, secondo come strutturata soprattutto nella versione composta dal maestro Banneddu Ruiu, che fu uno il primo ad armonizzarla a quattro voci maschili già dagli anni Cinquanta. L’etnomusicologo Marco Lutzu, dal suo canto si è interrogato su quello straordinario successo che A diosa – Non potho reposare ancora, dopo un secolo, continua a ottenere. Un successo difficile da spiegare secondo l’etnomusicologo, che certo non è solo di ordine formale. «Certo non basta una melodia orecchiabile per fare la fortuna di una canzone – ha aggiunto Lutzu –, conta soprattutto anche la fortuna che incontra tra il pubblico e sul mercato quando viene proposta in edizione discografica, e inoltre la sua diffusione. Conta molto anche il senso che ognuno dà a una canzone, perché magari gli ricorda un periodo felice della sua vita e delle persone importanti». Un insieme d’ingredienti giusti e indovinati sono dunque il segreto alla base di una bella canzone; e A diosa – Non potho reposare indubbiamente li contiene tutti.
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