La Nuova Sardegna

Nuoro

botta e risposta

Massimo Pittau: «Wagner, mio grande maestro»

Max Leopold Wagner
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Max Leopold Wagner

L'autore del «Nuovo vocabolario della lingua sarda» si dice contrario alla limba comuna

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NUORO. La prima domanda non può non toccare il rapporto col grande etnologo e glottologo tedesco Max Leopold Wagner, considerato il fondatore della linguistica sarda. Quando Paolo Pillonca, sollecitato dalla presentazione di Vannina Mulas, la rivolge a Pittau, il professore apre un varco di emozioni e aneddoti: «Wagner l’ho conosciuto dapprima sui libri, quando ero studente a Torino. Poi ebbi modo di leggere un’intervista fattagli da Salvatore Cambosu, in occasione del suo ritorno in Sardegna, nel 1956. Con mio grande stupore Wagner concluse l’intervista affermando che la variante da prendere come standard della lingua sarda, a parer suo, era il nuorese. A quel punto, tramite il fratello di Cambosu, riuscii a scoprire l’indirizzo nel quale alloggiava, e lo conobbi. Ne nacque un rapporto epistolare che durò la bellezza di dieci anni. Da quest’epistolario si evince che il Wagner chiedeva informazioni, ma io pretendevo spiegazioni! E vi dico che ho imparato più da lui che non da tutti gli altri professori che ho conosciuto. Lo considero il mio maestro. E glielo dimostrai anche quando decisi di pubblicare la mia tesi di laurea, diventata “Il dialetto di Nuoro: il più schietto dei parlari neolatini”, e dedicargliela: “A Wagner, quale segno modesto di grande riconoscenza per l’affetto che ha portato alla mia terra”. Lui mi fece una bella recensione che io ricambiai, anni dopo, per il suo capolavoro “La lingua sarda. Storia, spirito e forma”. E scrissi anche una recensione per il Des (Dizionario etimologico sardo). Chi legge l’appendice del secondo volume del Des può rendersi conto da solo che Wagner respinse tutte le eccezioni che gli mossero i colleghi, e accettò solo le mie. Lampante è il caso della frase nuorese “juches in conca unu batzinu”! Ebbene: Wagner lo tradusse con “hai in testa un abbacinamento”, ma io lo corressi in “hai in testa un pitale”. E Wagner, da gran signore, incassò il mio suggerimento».

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Una domanda più sull’attualità la rivolge invece Vannina Mulas: siamo tutti d’accordo sull’insegnamento della lingua sarda nelle scuole. Ma quale lingua? «Premesso che sono contrario alla Lsc e che ogni sardo debba parlare il proprio dialetto, ho fatto parte della Commissione che propose il primo esperimento di sardo unificato, e mi vantavo di aver contribuito al raggiungimento dell’unanimità. Tuttavia, col tempo, mi accorsi che avevamo proposto una variante logudorese che mai sarebbe stata accettata dai parlanti sardo meridionale, che di fatto sono la maggioranza in Sardegna. Ecco perché ho cambiato opinione. Sarebbe più corretto, a parer mio, che per il sardo scritto si scelgano una variante campidanese letteraria e una variante letteraria logudorese (che esistono), e nel parlato ognuno possa liberamente impiegare la propria parlata locale. E non sarebbe male che la Regione Sardegna, sulla falsariga di quanto già fatto da Valle d’Aosta e Provincia autonoma di Bolzano, facesse una legge, di un solo articolo, nel quale si dica chiaramente che nella scuola dell’obbligo dell’isola non può accedere all’insegnamento se non chi non conosce almeno una variante del sardo in maniera attiva e una in maniera passiva». (g.c.)

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