Per ore in fila senza una sedia: l’odissea di un malato oncologico
Ottana, la denuncia dell’ex sindacalista Dore: «Aumentano i pazienti ma diminuisce il personale» «E noi rimaniamo a lungo buttati in una sala, e per la Tac dobbiamo uscire e andare in un container»
OTTANA. Due ore e mezza di fila prima di fare il prelievo. Un’attesa snervante, stipati nella sala d’attesa, a volte senza potersi neppure sedere. Sì, perché, in quella sala, ci sono più persone che sedie. La fila, talvolta, arriva fino all’uscita verso le scale. Benvenuti nel terzo piano dell’ospedale San Francesco di Nuoro, reparto oncologico, sala visite per malati di tumore. «Una visita che per noi è divent ata un dramma».
La denuncia viene da Mario Dore, 61 anni, di Ottana, ex operaio chimico dell’Enichem e della Lorica, un passato da sindacalista battagliero nelle file dalla Uilcem. Ed è col piglio del vecchio sindacalista che Mario Dore, malato oncologico, racconta la sua odissea e quella di molti altri malati come lui, costretti ad aspettare ore prima di essere visitati. Gente che combatte ogni giorno contro una malattia durissima, difficile da contrastare. Anche stavolta Mario Dore, come ha sempre fatto in tante battaglie sindacali per il posto di lavoro, ci mette la faccia sotto forma di nome e cognome. Stavolta la battaglia e contro la disorganizzazione della sanità. E per denunciare una situazione paradossale che coinvolge troppe persone. Molte provenienti dai paesi dell’area industriale di Ottana. «Generalmente faccio i prelievi e le analisi ogni dieci giorni – racconta Dore, che, per combattere contro la malattia, è costretto a recarsi periodicamente anche in un centro specializzato di Milano. L’ultima visita nel capoluogo lombardo l’ha fatta proprio l’altro ieri. Partenza alle 7 da Elmas e rientro alle 20. Un’odissea da pendolare della salute. Forse nulla rispetto a quanto accade a Nuoro. «Qui – continua l’ex sindacalista - l’ambulatorio oncologico era allo Zonchello. Poi è stato trasferito all’ospedale San Francesco. Ma la situazione è peggiorata. Paradossalmente, infatti, sono aumentati i malati e diminuiti gli operatori. Gli infermieri, che prima erano nove, ora sono sei, mentre i medici sono diminuiti di una unità. Difficile che con il personale ridotto si possa far fronte a un numero così elevato di pazienti. E non certo per colpa di medici e infermieri – sottolinea l’ex operaio – che sono bravissimi, disponibili e pronti a venirci incontro. Ma tutto questo non basta. La disorganizzazione e le inefficienze strutturali rendono la nostra visita un inferno. Prima di essere chiamati rimaniamo ore buttati nella sala. Se poi dobbiamo fare la tac siamo costretti a uscire fuori dall’ospedale per recarci in un container di fronte al pronto soccorso dove si trova la macchina, quella vecchia, perché le due tac nuove sono ancora impacchettate». È indignato, Mario Dore. «Ho provato anche a protestare – dice – ma inutilmente. Se continua così sono disposto, insieme ad altri pazienti, a metter in atto manifestazioni clamorose davanti alla direzione sanitaria».
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