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Nuoro

la mostra

Un’antologica di Vittorio Calvi

Un’antologica di Vittorio Calvi

L’artista torna nella galleria Il Portico con una personale

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NUORO. Torna a Nuoro a undici anni di distanza dall’ultima personale tenutasi nella stessa galleria, Il Portico, davanti al centralissimo corso Garibaldi, dove ha anche allestito la prima mostra personale nel 1974 (da allora è costantemente presente in galleria sia nelle mostre collettive sia con numerose altre mostre personali). Stavolta, Vittorio Calvi, torna con una antologica, cinquanta opere pittoriche che abbracciano un arco temporale che va dagli anni 70 ad oggi. Il percorso pittorico dell’esposizione (curata da Stefania Sini) si snoda attraverso tematiche varie, a cominciare dalla rappresentazione delle “Cattedrali”, soggetti che hanno reso l’artista tanto famoso da indurre lo scrittore Francesco Masala a dedicargli la “Ballata per un pittore di Cattedrali”. Inaugurata lo scorso 21 ottobre, la mostra, che andrà avanti fino al 18 novembre prossimo, propone le atmosfere vagamente metafisiche delle piazze tanto care all’artista allievo di maestri come Filippo Figari, Stanis Dessy, Vico Mossa, Eugenio Tavolara. Calvi, oggi 83enne, passa poi ai solitari paesaggi urbani, dalle deserte periferie industriali lo sguardo si volge alle, invece, affollate distese di accumuli, raffigurate nelle periferie urbane dove un volo dei gabbiani stridenti sembra quasi si possa sentire. Non mancano i quadri simbolo di due grandi drammi dell’umanità che colpiscono il cuore e la mente per cromatismi e composizione pittorica.

Vittorio Calvi, che non smette di guardare la realtà circostante con occhio curioso e critico, riporta i suoi pensieri sulla tela con delicata armonia, forse con una punta di pessimismo ma mai con violenza. La delicatezza la utilizza anche quando affronta temi crudeli e difficili come la deportazione nazista o l’attacco alle torri dell’undici settembre o ancora un incidente i cui segni sono rimasti sull’asfalto grigio. La tristezza che simili opere possono ingenerare è temperata dalla speranza espressa dalla luce presente nella composizione: a volte una luce che tutto inonda e che rivela calma, a volte un bagliore in lontananza, una schiaritura ancora incerta ma raggiungibile.

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