La Nuova Sardegna

Nuoro

Tentato omicidio di Lula, via al processo

di Valeria Gianoglio
Tentato omicidio di Lula, via al processo

Un muratore del paese a giudizio per il caso Cabua. E nelle intercettazioni si parla anche della morte di Angelo Piras

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NUORO. “Giudizio immediato”, ha chiesto e ottenuto la Procura qualche mese fa. Come prevede il codice, quando la prova, almeno per la pubblica accusa, è del tutto evidente. E così, ieri, nonostante lo sciopero degli avvocati e per una precisa richiesta degli imputati, in tribunale si è aperto in modo ufficiale il processo per il tentato omicidio del lulese Giovanni Cabua, che il 4 giugno dell’anno scorso, poco dopo le 17, nelle campagne del suo paese, aveva salvato la pelle solo perché era riuscito a proteggersi dalla furia delle fucilate usando come scudo un “dumper”, il mezzo che utilizzava per trasportare le balle di fieno.

Giovanni Cabua ha risposto “presente”, ieri mattina, quando il presidente del collegio giudicante, Giorgio Cannas, ha fatto l’appello. Così come “presente”, ha risposto anche colui che secondo la Procura aveva tentato di ucciderlo dietro precisa richiesta di un compaesano, Raimondo Melone, che ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, e che, sempre l’accusa, voleva uccidere Cabua perché quest’ultimo lo aveva sfrattato da un terreno. Correva, per l’appunto, il 4 giugno dell’anno scorso, e Giovanni Cabua – che al lavoro di campagna in passato aveva coniugato anche l’attività amministrativa visto che era stato vicesindaco del suo paese – era stato sfiorato da una raffica di pallettoni mentre si trovava all’ingresso della sua azienda agricola, a Nurai. Le indagini dei carabinieri della compagnia di Bitti avevano imboccato da subito una pista precisa. Prima degli spari, del resto, a Cabua erano stati inviati diversi messaggi dal tono decisamente intimidatorio. Certo è che dopo poco tempo i carabinieri eseguono una ordinanza di custodia cautelare e portano in carcere Raimondo Melone, un allevatore di 45 anni di Lula, con l’accusa di essere il mandante del tentato omicidio di Cabua. Ma le indagini, poi, portano in carcere anche il presunto esecutore materiale di quel tentato omicidio: si tratta di Michele Marras, 41 anni, muratore, e lulese anche lui. Ma nel corso degli stessi controlli finiscono in cella per detenzione di armi, anche altri lulesi che tuttavia non c’entrano nulla con la vicenda del tentato omicidio. Si tratta di Giovanni Pietro Paddeu, difeso da Giulio Fois, e Sebastiano Carta, difeso da Gabriele Satta. I loro avvocati hanno chiesto al giudice di stralciare le loro posizioni, ma il collegio ha deciso di lasciarle nel processo per il tentato omicidio. Sempre ieri, come parti civili, si sono costituiti la moglie di Cabua, Giovanna Murru, e i due figli: sono rappresentati dagli avvocati Pasquale Ramazzotti e Lorenzo Soro. Mentre Michele Marras è difeso dall’avvocato Francesco Lai. Alla prossima udienza, il 22 dicembre, verrà solo assegnato l’incarico al perito che si occuperà di trascrivere le intercettazioni. Proprio in una di queste intercettazioni, dove parla il presunto mandante, Raimondo Melone, emerge il nome di un lulese che poi è stato ucciso: si tratta di Angelo Maria Piras.

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