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Grave incertezza sulle commesse per l’Intermare yard

ARBATAX. Nuove nuvole scure paiono addensarsi sul futuro del cantiere di Arbatax della Saipem, l’ Intermare fabrication yard, unica realtà industriale in Ogliastra. Arbatax sconta un mercato...

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ARBATAX. Nuove nuvole scure paiono addensarsi sul futuro del cantiere di Arbatax della Saipem, l’ Intermare fabrication yard, unica realtà industriale in Ogliastra.

Arbatax sconta un mercato difficile «e non abbiamo visibilità sul futuro», con riferimento ai carichi di lavoro. Ad affermarlo è stato l’amministratore delegato di Saipem, Stefano Cao, a margine dell’assemblea straordinaria degli azionisti, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano un commento sul presente e il futuro del cantiere operativo ogliastrino, ubicato proprio a bocca di porto. La base di Arbatax è «parte delle radici storiche e culturali di tutta l'attività di Saipem» ma nel contempo «risente come tutta l'azienda delle condizioni difficili di mercato». Lo ha sottolineato sempre l’ad Stefano Cao, rispondendo a una domanda sul futuro dell'impianto dopo le perplessità delle organizzazioni sindacali confederali e di categoria, una decina di giorni fa hanno preso parte a un incontro con dirigenti locali del cantiere e della Saipem nazionale. «Non c' è visibilità ottimale – ha spiegato ancora l’amministratore delegato di Saipem – sui futuri carichi di lavoro. Seguiamo la situazione con grande attenzione». E ha concluso: «È difficile esprimersi ora». Intanto ieri c’è stato il via libera dell’assemblea straordinaria degli azionisti Saipem all’aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro che consentirà al gruppo di ridurre sostanzialmente l’indebitamento finanziario. Presente il 61,5 per cento del capitale, la delibera è stata approvata dalla stragrande maggioranza degli azionisti in assemblea. Eni controlla il 42,92 per cento del capitale, in attesa della programmata cessione del 12,5 per cento al Fondo strategico italiano – azionista di controllo è il Gruppo Cassa depositi e prestiti (80 per cento), mentre quello di minoranza è Banca d’Italia (20 per cento) – mentre Dodge & Cox (società di investimento californiana specializzata in Fondi comuni), mantiene il 12,22 e la Banca centrale cinese il 2,03. «È un segnale importante il fatto che abbiano votato a favore». Questo il commento di Paolo Andrea Colombo, presidente di Saipem, circa il voto favorevole all’aumento di capitale della società espresso in assemblea dal Fondo statunitense Dodge & Cox. L’aumento di capitale, approvato dal consiglio di amministrazione lo scorso 27 ottobre scorso, è parte della strategia di riequilibrio finanziario che prevede anche il rifinanziamento dell’indebitamento lordo residuo. (l.cu.)

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