Agnelli taroccati dall’estero La rivolta parte da Sarule
Allevatori in crisi per l’importazione di capi non certificati dall’est Europa «È una concorrenza sleale nei confronti degli allevamenti sardi». Giù i prezzi
SARULE. È allarme in tutto il comparto agropastorale per l'arrivo di agnelli di importazione da altri paesi europei. Una concorrenza che sta portanto al collasso il settore ovino delle zone interne e pone a rischio l'economia del settore.
Parte da Sarule, estendendosi a Fonni, Gavoi, Ovodda e Desulo e a tutta la Baronia. I pastori si lamentano che il prezzo degli agnelli sia sceso a 3,30 euro al chilogrammo contro i 5.20 dell’ anno scorso nello stesso periodo. Il tutto in quanto viene attuata una concorrenza sleale nei confronti degli allevamenti sardi : gli agnelli importati, da Francia, Spagna, Grecia e altri paesi dell'est europeo, quando non del nord Africa, vengono acquistati a prezzi stracciati. Vengono poi collocati nel mercato come sardi, provocando un danno immenso al mercato locale. È di ieri la notizia del rifiuto di ritirare agnelli già contrattati, un danno che non si puo quantificare; gli allevatori si trovano infatti senza poter incassare dalla vendita, non possono contrattare con terzi e non possono iniziare a produrre latte.
Il consorzio di tutela dell agnello Igp ha segnalato il problema alle sedi competenti, così come hanno fatto Coldiretti e le altre associazioni di categoria. Ma, a quanto si dice nel mondo delle campagne, nessun intervento vi è stato né degli organismi deputati al controllo e neppure da parte dell'assessorato regionale all'agricoltura. Dei fatti si sta interessando il consigliere regionale Antonio Gaia il quale, come componente della quarta commissione attività produttive, si è riservato di presentare una interrogazione all'assessore alla sanità Luigi Arru e all'assessore all'agricoltura. «Questa situazione – afferma Gaia – è inaccettabile perché non tutela né i pastori sardi né il consumatore finale che si troverà a comprare l'agnello sardo che di sardo avrà solo il timbro. Non si può rimanere insensibili alle doglianze di una categoria che in questo periodo riesce a recuperare un minimo di profitto per portare avanti l'azienda agricola e tentare di galleggiare in un trend economico ampiamente negativo». A parere degli allevatori se non si interviene per evitare questo disastro, per la delicata economia agropastorale sarà il tracollo. I pastori si domandano se i controlli sanitari vengano effettuati su tutti i capi in arrivo: questo anche per ragioni sanitarie. In alcune regioni d'europa e dell'Africa ci sono infatti vari tipi di virus tipo blue tongue di diverso tipo da quelli che ci sono in Sardegna. Il rischio è quello di una nuova epidemia, anche per i capi vaccinati. Gli allevatori si preparano quindi alla guerra sia contro i commercianti, che hanno fatto cartello sul prezzo senza pensare alla qualità e al nome del prodotto.
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