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Lula, omicidio Piras incidente probatorio sulle scarpe ritrovate

Lula, omicidio Piras incidente probatorio sulle scarpe ritrovate

Il Gip ha accolto la richiesta della Procura e nominato il perito Si cercano tracce ematiche riconducibili al fratello dell’ucciso

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NUORO. Incidente probatorio per l'omicidio di Angelo Maria Piras, il giovane di Lula assassinato il 25 gennaio del 2015 nelle campagne del paese e del cui delitto sono accusati il fratello Nico e la cognata Alice Flore, difesi dagli avvocati Mario Lai e Angelo Manconi.

Ieri mattina il gip del tribunale di Nuoro, Claudio Cozzella, ha accolto la richiesta formulata dalla procura per analizzare un paio di scarpe che erano state recuperate dopo l’omicidio e che, secondo gli inquirenti, apparterrebbero proprio al giovane indagato. È stato nominato un sottufficiale del Ris che sottoporrà ad analisi i reperti per rilevare l’eventuale presenza di tracce ematiche compatibili con Nico Piras. La difesa, ovviamente, ha incaricato un consulente medico legale di parte, Andrea Maludrottu. Il perito ha chiesto 60 giorni di tempo per depositare il risultato dell'esame. È già stata fissata all’8 marzo l’udienza per eventuali chiarimenti e per l’esame del perito. Angelo Maria Piras venne ucciso la mattina del 25 gennaio con quattro o cinque colpi di fucile calibro 12, caricato con munizionamento spezzato. La vittima venne colpita a morte da numerosi pallettoni: prima al braccio destro e alla coscia destra, poi ad entrambe le ginocchia e in ultimo alla testa. Il cadavere venne trovato intono alle 9 dal suocero che dette l’allarme. Da subito le indagini presero una certa direzione. In paese si sapeva dei dissapori tra fratelli. Dissidi familiari che erano emersi chiaramente dalle conversazioni tra i soggetti sottoposti a misura cautelare. Secondo gli inquirenti il movente del delitto è legato a un litigio tra i due fratelli avvenuto proprio il giorno prima dell’omicidio. Nico Piras era stato aggredito e ferito al capo dal fratello maggiore. La lite – stando alla versione fornita dall’indagato – era nata perché Angelo Maria chiedeva indietro una ruspa che era stata oggetto del contendere anche tempo prima.

«Gli dissi – aveva detto Nico ai carabinieri – che gliela avrei consegnata a patto che rendesse, a me e a mio zio, attrezzature ed infissi di valore sottratti nel 2011 da un agriturismo di nostra proprietà».

Ma è attraverso l’uso delle intercettazioni che gli inquirenti sarebbero riusciti a dimostrare la responsabilità degli indagati che invece, tramite i loro avvocati, si sono sempre proclamati innocenti. Tanti però sarebbero gli indizi di colpevolezza a loro carico. Tra questi, gli spostamenti registrati dagli inquirenti, ed evidenziati nell’ordinanza di custodia cautelare, in cui Alice Flore dopo il presunto rientro del marito dal luogo del delitto, sale in auto e percorre un tratto di via Dettori fino a via Garibaldi. Alle 8.15 il veicolo si ferma all’altezza di alcune case disabitate. Si sente il conducente aprire la portiera e buttare via qualcosa (dalle intercettazioni si sente chiaramente il tonfo dell'oggetto che cade). Quindi la Flore fa rientro a casa mentre i carabinieri seguendo le indicazioni del Gps, in quell'esatto punto trovano un paio di scarpe di colore marrone, taglia 43. Quelle stesse scarpe che ora sono al vaglio dei periti. (k.s.)

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