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Nuoro

Rinasce il salumificio Murru: la prima azienda salvata dai dipendenti

di Paolo Merlini
Rinasce il salumificio Murru: la prima azienda salvata dai dipendenti

Dopo l’intesa con i creditori, a gennaio il tribunale è chiamato a sancire l’omologazione del concordato preventivo

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IRGOLI. Negli Stati Uniti li chiamano workers buyout, cioè lavoratori che acquistano o affittano l’azienda in cui lavoravano come dipendenti e ne diventano proprietari. In Argentina, dove il fenomeno si è diffuso particolarmente a partire dal 2000, dopo la grave crisi che ha colpito la nazione latinoamericana e numerosi industriali hanno chiuso o abbandonato a se stesse le proprie fabbriche, sono le empresas recuperadas.

Non dovrebbe suonare molto diversamente nella variante baroniese della lingua sarda, perché è proprio ciò che sta accadendo al salumificio Murru di Irgoli, dove 24 dipendenti si sono rimboccati le maniche per gestire l’azienda quando era a un passo dal fallimento, sommersa dai debiti e dalla crisi economica al punto da non poter neppure pagare stipendi e contributi. Accadeva un anno e mezzo fa, quando il patron Antioco Murru, oggi 79enne, fondatore del salumificio più grande dell’isola, era costretto a gettare la spugna. Dopo l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, e la messa in mobilità di una parte dei lavoratori, tutto sembrava doversi concludere con il licenziamento di chi era rimasto in azienda, il fallimento e la vendita all’asta giudiziaria.

Saltò fuori invece l’ipotesi di un concordato preventivo, l’istituto giuridico che permette al debitore di tentare il risanamento dell’azienda cedendo l’attività a un soggetto terzo, nel caso specifico i 24 dipendenti. Non è stata un’impresa facile, perché i creditori erano agguerriti (in particolare le banche, con cui il salumificio era esposto per cifre a sette zeri), e tra questi figurava anche un nutrito gruppo dei circa 70 dipendenti originari che chiedeva l’intera restituzione degli stipendi arretrati e dei Tfr. Alla fine l’accordo è stato trovato (la nuova società ha preso in affitto lo stabilimento a un canone che i proprietari si sono impegnati a versare ai creditori) e nelle prossime settimane il concordato diventerà pienamente operativo con la procedura di omologazione in tribunale.

Nel grande stabilimento alle porte di Irgoli intanto si continua a lavorare, con l’obiettivo di rimettere pienamente sul mercato un’azienda che, nonostante le vicissitudini, resta uno dei marchi più blasonati nel settore dei salumi sardi. Proprio per questo, pur cambiando ragione societaria in Salumeria Sarda srl, i dipendenti hanno deciso di conservare il marchio Murru sui propri prodotti. L’amministratore oggi è Michele Battacone, dipendente amministrativo del salumificio a partire dal 1995, per dieci anni sindaco di Irgoli di centrosinistra.

Battacone non nasconde le difficoltà dell’avventura in cui si è imbarcato con i compagni di lavoro, ma è fiducioso. Difficoltà anche personali, perché tutti i lavoratori hanno un contratto di solidarietà, dunque uno stipendio inferiore rispetto al pieno regime. C’è poi da ricostruire un rapporto di fiducia con i fornitori, i distributori e, soprattutto, i consumatori. In Sardegna, i salumi, nella stragrande maggioranza e soprattutto su vasta scala, vengono prodotti con carne che arriva dalla penisola se non dall’estero: è il segreto di Pulcinella sul quale molti hanno glissato per lungo tempo, anche se bastava andarsi a guardare le norme sulla peste suina (che sostanzialmente impediscono di approvvigionarsi nell’isola) per capire che non poteva essere altrimenti. Ecco, negli anni scorsi il salumificio Murru ha fatto le spese, soprattutto a livello di immagine, di questa situazione, diventando il capro espiatorio di un dato comune a decine di imprenditori, anche quelli che declamano la totale “sardità” dei loro prodotti.

E i conti come vanno? Negli anni d’oro i Murru dichiaravano un fatturato di 16 milioni l’anno. Avevano in catalogo una quarantina di prodotti, dalla salsiccia al cotechino, forse anche troppi. «Oggi ci limitiamo a sei-sette, la carna è nazionale, certificata e di qualità, e puntiamo sulla salsiccia, il prodotto con cui maggiormente viene identificato il marchio Murru». Il fatturato? «Siamo sui tre milioni e mezzo l’anno». Non male per una società debuttante.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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