Malati di Sla, gli assistenti dimenticati
Sono a disposizione 24 ore su 24, ma da agosto non ricevono un euro. «La Regione deve erogare i fondi ai Comuni»
NUORO. Svolgono un lavoro tanto delicato quanto di grande responsabilità: assistono a domicilio i malati di sclerosi laterale amiotrofica (più nota come Sla), nell’ambito del programma regionale “Ritornare a casa”. C’è un “piccolo” problema: da agosto non vedono un euro di stipendio e solo un forte senso del dovere e l’attaccamento ai loro assistiti gli ha finora impedito di mollare tutto e cercare altre strade. Il (solito) nodo sono i finanziamenti al progetto che ancora la Regione non ha corrisposto al Comune, grazie ai quali le persone non autosufficienti che ne usufruiscono possono ricevere il sostegno necessario all’interno della propria abitazione, con un notevole risparmio per le casse regionali perché si evitano i ricoveri nelle strutture sanitarie che possono arrivare a costare, a seconda della patologia, fino a 1400 euro al giorno.
Molto più di quanto un assistente guadagna in un mese. «Mi chiedo dove vadano a finire questi soldi risparmiati», dice Massimo Buttitta, 28enne nuorese che da quindici mesi assiste quotidianamente Marco Pedde, che di anni ne ha 48 e da cinque è malato di Sla.
Lo fa alternandosi durante le 24 ore con altri tre colleghi, a dimostrazione di quanto sia necessaria la loro costante presenza al fianco dei pazienti, dipendenti da terzi in tutto e per tutto. «Sono contento che esista un progetto del genere – dice con un filo di voce Marco Pedde –, ma se questi soldi ce li devono far sudare, svanisce il suo senso». In città sono una ventina a svolgere questo importante mestiere e tutti sono nella stessa situazione, diventata ormai insostenibile. «Domani – annuncia Buttitta – manifesteremo di fronte al Comune. Non ce la facciamo più e vogliamo risposte certe». È infatti compito dell’amministrazione comunale erogare direttamente i fondi che arrivano da Cagliari, in base alle richieste ed esigenze di ogni utente. «Ci siamo rivolti ai Servizi sociali – continua - e ci hanno fatto sapere che la Regione non ha inviato ancora il finanziamento e che se ne parlerà per l’anno prossimo. Quando abbiamo contattato l’assessore regionale alla Sanità Luigi Arru, ci aveva invece rassicurato dicendoci che i fondi erano stati stanziati». Ma è possibile chiedere ancora di pazientare a chi dopo aver conquistato l’indipendenza economica è dovuto ricorrere ai genitori per comprarsi le sigarette? O a chi, con figli a carico, nel mentre ha dato fondo ai risparmi? «Non abbiamo nulla contro il Comune – dice il giovane –, ma vogliamo che si prenda carico della nostra condizione e faccia pressioni su chi di dovere». La sua situazione vale per tutte. «La mia fidanzata è di Orosei – racconta – e ci vediamo sempre più raramente perché non ho i soldi per la benzina da mettere nell’auto, che peraltro sto pagando a rate». Ogni tanto ci riesce anche grazie allo sforzo di Marco Pedde, che nonostante non arrivi neanche a mille euro tra pensione di invalidità e accompagnamento, talvolta dà ai suoi aiutanti degli acconti sullo stipendio che non c’è. Testimonianza anche del rapporto che si instaura tra assistito e assistente. «Rapporto – spiega Marco Pedde – che diventa di amicizia, fiducia, confidenza».
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