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Delitto di Irgoli, Denis Derosas decide di non collaborare

Delitto di Irgoli, Denis Derosas decide di non collaborare

Udienza per il duplice delitto di Mario Mulas e Sara Cherchi L’amico di Andrea Dessena ha paura per la sua incolumità

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CAGLIARI. «Denis Derosas non collaborerà». A comunicarlo ieri mattina nell’aula della Corte d’Assise d’Appello di Cagliari, durante l’udienza per il processo “bis” a carico di Andrea Dessena, il giovane di Orosei accusato del duplice omicidio dei fidanzati di Irgoli, Mario Mulas e Sara Cherchi, è stato il presidente Maria Grazia Corradini (a latere Lavena). Il motivo? «Derosa è terrorizzato, ha paura per la sua incolumità» ha sottolineato il giudice.

Così l’elenco delle domande che il procuratore generale Gian Carlo Moi, l’avvocato di parte civile, Gianluigi Mastio e il legale della difesa, Antonino Rossi avevano preparato, non potranno essere utilizzate. Avrebbero potuto chiarire definitivamente la posizione dell’imputato, in un modo o nell’altro. Invece, oltre le confidenze che Denis Derosas fece all’allora comandante della stazione, il maresciallo Zarra, non si potrà andare. Era stato lui, infatti, all’indomani del duplice delitto a recarsi in caserma e a parlare col militare che, però, non poté mettere a verbale le dichiarazioni del confidente. Motivo questo per cui, già nel corso del processo di primo grado quelle dichiarazioni, pur essendo state ammesse in udienza, non erano state prese in considerazione ai fini della sentenza. Era stato Derosas ad indicare Andrea Dessena come l’autore del duplice omicidio del 3 settembre del 2008. Poi, da quel momento, si era reso irreperibile e aveva rinunciato a qualsiasi programma di protezione.

Ieri la decisione, per certi versi prevedibile, che lo fa uscire definitivamente di scena da questa vicenda giudiziaria. Un ipotetico punto a favore per l’imputato che ha seguito l’udienza seduto accanto al suo avvocato. Inoltre, la difesa ha prodotto il dispositivo di una sentenza che dichiara Andrea Dessena, assolto dall’accusa di essere l’autore dell’incendio dell’auto di Antioca Chessa, madre della ex fidanzata ma anche ex moglie di uno zio di Mario Mulas. Sempre ieri mattina, sono state depositate le perizie su alcune intercettazioni telefoniche che, secondo la sentenza della Cassazione, occorreva rivedere. Il procuratore generale, ritenendo però l’accertamento peritale superficiale in alcune sue parti, ha chiesto e ottenuto dalla Corte di sentire le trascrizioni audio in una stanza del palazzo di giustizia.

Nel corso della prossima udienza, gli stessi periti dovranno invece depositare le trascrizioni del cd che Manuel Casula, altro amico dell’imputato, nonché confidente di Emilio Cherchi, padre della ragazza uccisa, presentò in aula nel corso del processo di primo grado. Quel disco conterrebbe delle minacce che il giovane avrebbe subito dai carabinieri che stavano svolgendo le indagini sull’omicidio. Sapevano dei suoi rapporti con l’imputato e da lui volevano le prove per incastrarlo. In cambio di aiuto, Manuel Casula avrebbe ottenuto dei favori. Così lui, per tutelarsi (come disse davanti alla Corte barbaricina) aveva deciso di registrare le conversazione. Il processo è stato aggiornato al prossimo 29 gennaio. (k.s.)

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