Nel presepe degli abissi il dramma degli immigrati
Tra conchiglie variopinte e pesciolini si ripercorre la tragedia dei bimbi annegati In Seminario il lavoro dei bambini che seguono il catechismo nella Cattedrale
NUORO. Le conchiglie variopinte e tutte le creature degli abissi, disegnate dalla fantasia schietta e innocente dei bambini, circondano la boccia di vetro, dentro la quale i pesciolini rossi fanno il girotondo intorno a una sacra famiglia in miniatura. E sopra il mare, al posto del classico angioletto, tanti palloncini colorati annunciano l'arrivo del Messia.
È un presepe davvero speciale quello che hanno realizzato nel cortile del Seminario vescovile i bambini di quarta elementare che seguono la catechesi nella cattedrale di Santa Maria della Neve. Lo è soprattutto per il messaggio che lo ispira. «I bambini – spiega emozionata la dolcissima educatrice Dolores Pirina – hanno voluto dedicare il presepe di quest'anno ai bambini migranti, morti durante le traversate del Mediterraneo. È una dedica ancora più meravigliosa perché spontanea, nata dalla riflessione che abbiamo fatto durante il catechismo».
Con l'aiuto dei seminaristi, i 14 bambini di quarta del catechismo hanno voluto così ricordare un dramma che la routine del bombardamento mediatico sta rendendo pericolosamente normale. Sono già più di 700 i bambini annegati nel mare Egeo dall'inizio dell'anno. Sono siriani, sudanesi, nigeriani, somali, eritrei. Sono bambini in fuga. Dalla guerra, dalla povertà, da fame e violenze. E per scampare a tutto questo hanno incontrato una morte terribile.
«Il presepe – commenta con un filo di commozione Dolores Pirina – ricorda una storia di migranti, una mancata accoglienza, perché Giuseppe e Maria non trovarono posto in albergo e si rifugiarono nella grotta». E, proprio come i piccoli migranti inghiottiti dal mare, anche loro furono vittime di quella convinzione, così tanto diffusa anche oggi, secondo cui il rispetto degli altri passa dalla sottrazione dei nostri valori e della nostra cultura.
Il presepe marino è già l'orgoglio di tutto il seminario, come dimostrano la dedizione e la cura del giovane seminarista Alessandro Cubeddu («il mio braccio destro insieme a Gabriele Piseddu» sorride Dolores Pirina), ma ha colpito favorevolmente anche il vescovo di Nuoro, Monsignor Mosè Marcia. Perché ancora una volta i bambini danno una lezione di straordinaria umanità: «con un atto d'amore, di solidarietà, possiamo riconoscerci cittadini della stessa Terra e stringere i bambini di tutto il Mondo in un unico grande abbraccio».
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