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Il museo dell’identità Dieci anni di parole e di immobilismo

Il museo dell’identità Dieci anni di parole e di immobilismo

NUORO. È da più di dieci anni che si parla della creazione in città di un museo delle identità. Esattamente dal settembre 2005, quando viene siglato un apposito accordo di programma tra la Regione...

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NUORO. È da più di dieci anni che si parla della creazione in città di un museo delle identità. Esattamente dal settembre 2005, quando viene siglato un apposito accordo di programma tra la Regione Sardegna, il ministero per i Beni Culturali e il ministero dell’Economia e delle Finanze. Alla guida della giunta c’è Renato Soru, mentre il sindaco di Nuoro è Mario Zidda. È un progetto ambizioso, fortemente voluto da entrambi, per il quale inizialmente viene messa a disposizione una somma attorno ai dieci milioni di euro. Nel 2007, ce ne vorranno due milioni e settecentomila solo per acquistare la struttura destinata a ospitare il museo, il semidiroccato ex Mulino Guiso Gallisai, nel quartiere di San Pietro, in pieno centro storico dunque, a poche decine di metri dalla casa natale di Grazia Deledda, da tempo un museo gestito dall’Istituto superiore etnografico. L’operazione di acquisto e restauro viene gestita in prima persona dalla Regione ed è proprio l’Isre il suo ente strumentale destinato a gestirlo una volta completato. Presentandolo nel 2005 a Nuoro, assieme al ridisegno dell’offerta museale nell’intera isola, l’allora assessore regionale alla Cultura Elisabetta Pilia sottolineò l’uso del plurale nel termine identità (dunque Museo delle Identità, anche se la dicitura burocratica è rimasta al singolare), rimarcando la differente visione da parte di ciascuno (leggi partiti politici, in particolare) su un tema così spinoso. L’assessore Pilia disse che il futuro museo avrebbe dovuto «in parte coincidere» con l’Istituto etnografico.

Sarà dunque l’Isre a gestire, una volta completata, questa imponente struttura di quasi cinquemila metri quadri? In caso affermativo, l’Etnografico sarà in grado di farlo con l’attuale personale? Se la destinazione a museo delle identità dovesse essere confermata è difficile ipotizzare un’altra soluzione se non quella di una futura gestione da parte della Regione o di un suo ente, perché è evidente che i soli costi minimi d’esercizio saranno insostenibili per i più. A meno che non si prenda in seria considerazione la proposta del sindaco di Nuoro Andrea Soddu, che vorrebbe trasformare l’ex Mulino in campus universitario, con un deciso cambio di rotta rispetto alle precedenti giunte di centrosinistra (Zidda e Bianchi). Il museo delle identità, sostiene Soddu, l’abbiamo già: è il museo del costume dello stesso Isre, perché fare un doppione?

Anche i contenuti del futuro museo infatti potrebbero rappresentare un problema. Il raggruppamento temporaneo di imprese che si è aggiudicato la prima fase della gara d’appalto per la progettazione, lo studio economico gestionale e l’allestimento, ha le carte in regola per lavorare al meglio: ne fanno parte il capogruppo 3TI Progetti Italia, gli architetti di Museum Engineering e della Vps di Cagliari e lo Studio Azzurro. Ma l’impresa non è semplice. Il progetto si basa più sul concetto di “cultura immateriale” che sulla mera esposizione di manufatti e testimonianze di vario genere del passato dell’isola, e dovrebbe essere arricchito e reso affascinante dalle più aggiornate tecnologie multimediali (proprio quelle che secondo alcuni non hanno trovato spazio nella recente ristrutturazione del museo del costume). Come andrà a finire? Nel frattempo il costo del museo è lievitato ad almeno quindici milioni, che difficilmente basteranno. (p.me.)

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