La Nuova Sardegna

Nuoro

Pratosardo, consorzio in agonia

di Francesco Pirisi
Pratosardo, consorzio in agonia

Sempre meno le aziende che operano nell’area, organici in calo vertiginoso e tasse troppo alte

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NUORO. La crisi economica degli ultimi anni ha azzoppato il consorzio industriale di Pratosardo. Ridotto il numero delle aziende e tagliati di netto gli organici degli occupati, ora poco più di un migliaio, contro i 1800 del 2008. Ma i problemi potrebbero non essere finiti. Il rischio maggiore è che colpo dopo colpo vengano a mancare le risorse per assicurare i servizi, visto che per ora è da tenere in un cassetto l’idea di uno sviluppo del complesso d’imprese. Le difficoltà sono economiche, ma ancora di più organizzative. Il sodalizio è commissariato dal 2009, dopo la decisione con cui l’anno prima la Regione (all’epoca guidata da Renato Soru) ha provveduto ad avviare la liquidazione dei consorzi e il loro commissariamento. Gestione tuttora in corso, considerato che da quei giorni a Cagliari non è stata definita la riforma per ripensare le aree produttive e dargli una moderna articolazione.

Arretramento. Il passo del gambero dopo un tempo di intraprendenza quasi invidiabile, per l’area produttiva nuorese, che alla fine degli anni ’60 era in alternativa con Ottana per ospitare le fabbriche del secondo Piano di Rinascita. Le ragioni dell’arretramento delle ultime stagioni nelle parole di Roberto Bornioli, presidente di Confindustria Nuoro-Ogliastra: «Si è detto della crisi generale, ancora più forte nei territori fragili come la nostra provincia. Ma per Pratosardo credo sia venuta a mancare soprattutto un’azione di promozione e marketing sulle diverse attività presenti, che avrebbe consentito di svilupparne le potenzialità e l’inserimento dei prodotti nei mercati, soprattutto esterni alla provincia e alla stessa isola». La base imprenditoriale non è mancata e in parte non si è fatta travolgere, mentre a fatturati più bassi sono corrisposte imposte spesso salate. Tra loro, una decina di aziende impegnate nel comparto agroalimentare, per lavorare pasta e carni, confezionare olio e salumi. E, insieme, il commercio, quello delle auto e della grande distribuzione.

Perdite pesanti. Vendita a parte, prima della caduta verticale, a Pratosardo si sono soprattutto realizzati beni per il mercato. Lo ha fatto la fabbrica Idea Motore, che per diversi anni ha sfornato i motori per le lavatrici. Un’azienda con 100 operai, dimezzati nel numero quando la crisi è iniziata e poi azzerati con la sua chiusura. Una perdita pesante, seguita dalla serrata di laboratori artigianali e officine, in un territorio già a corto di posti di lavoro.

Stagnazione. Ancora il presidente Bornioli: «Le difficoltà economiche sono state determinanti, ma non meno deleteria è risultata la situazione di stagnazione sul futuro del consorzio, per via del rinvio “sine die” delle scelte della Regione. Per Pratosardo infatti si poteva pensare a una gestione locale, direttamente del Comune, facilitata dal fatto che il polo produttivo ricade per intero nella giurisdizione del capoluogo – ha continuato il presidente di Confindustria –. La cosa avrebbe già consentito di pianificare il rilancio e rendere partecipi gli imprenditori, con le loro esperienze e le stesse necessità. Presenza e coinvolgimento oggi non possibile, visto che la stessa figura del commissario è di emanazione della Regione, non vicina alle urgenze della zona industriale».

Rilancio. Bornioli e la dirigenza delle altre organizzazioni di categoria tuttavia non perdono la speranza che si possa arrivare al rilancio del sito. Pratosardo può contare su una rete viaria di qualità, così come di altre infrastrutture che vanno dall’illuminazione, alla depurazione, sino alla rete Internet, che copre buona parte dell’area. Condizione da migliorare con la costruzione della bretella per il collegamento diretto con “131-Dcn”, per il quale sono pronti 7 milioni di euro.

Tasse. Tra i mali da limitare il costo delle tasse, a iniziare da quelle per il ritiro dei rifiuti, pagato al Comune e contemporaneamente a un’azienda privata perché il primo non ha assicurato il servizio. Quadro normativo e futura titolarità a parte, Bornioli ribadisce l’esigenza di cambiare filosofia amministrativa: «Va potenziato il livello manageriale e di promozione delle attività, in Sardegna e fuori. Nel passato si è fatta cassa dalla vendita dei lotti, per poi utilizzare i fondi per la gestione e per migliorare le infrastrutture. Ora il sito dovrà camminare con le proprie gambe, se come nelle premesse vuole tornare a creare ricchezza e occupazione».

Crisi. Se Pratosardo non ride, nell’area industriale di Siniscola si piange. Un consorzio anche in quel caso commissariato e con pochi soci, dopo la fine delle fabbriche, a iniziare dal tessile. La conseguenza più evidente è la sorte dei dipendenti dell’ente regionale, da due anni in attesa dello stipendio.

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