Tragedia nella notte, sterminata una famiglia: uccisi madre, padre e figlia di 6 anni
C’è un solo superstite: un ragazzo di 18 anni ricoverato in ospedale
Roma Un triplice omicidio ha sconvolto Roma nella tarda serata di venerdì 26 giugno 2026, dove un'intera famiglia di origine bengalese è stata sterminata a coltellate all'interno di un appartamento in via Montiglio. Le vittime dell'efferata aggressione sono padre, madre e la loro figlioletta di 6 anni. Un secondo figlio della coppia, un giovane tra i 18 e i 20 anni, è rimasto ferito ed è attualmente ricoverato in ospedale, ma non sarebbe in pericolo di vita.
La dinamica del massacro
La strage si è consumata nella periferia nord-ovest della Capitale, tra le zone di Casalotti e Pineta Sacchetti. Secondo le prime indiscrezioni, l'aggressore ha fatto irruzione nell'abitazione accanendosi brutalmente sui presenti con un'arma da taglio. I corpi dei due genitori e della bambina sarebbero stati rinvenuti dalle forze dell'ordine in un lago di sangue, parzialmente nascosti sotto un letto della casa. Il figlio primogenito, seppur ferito dai fendenti del killer, è riuscito a scampare alla morte e a dare l'allarme.
Il profilo delle vittime
Il nucleo familiare, originario del Bangladesh, era regolare sul territorio nazionale. Le prime verifiche effettuate dalla Polizia di Stato hanno confermato che i membri della famiglia erano persone stimate, tranquille e completamente prive di precedenti di polizia o legami con la criminalità. I vicini di casa e i parenti descrivono la bambina, Alicia, come una bimba estremamente solare, dolce e giocherellona.
Le indagini e la caccia al killer
Sul posto sono immediatamente intervenuti gli agenti della Squadra Mobile di Roma e la polizia scientifica per effettuare i rilievi tecnici necessari e raccogliere le testimonianze.
Il killer in fuga: alcune testimonianze fornite dai residenti della zona alle testate giornalistiche descrivono un uomo visto allontanarsi furtivamente dall'edificio a ridosso dell'orario del delitto, con indosso una maglia blu. La testimonianza chiave: gli inquirenti confidano molto nelle dichiarazioni del figlio sopravvissuto, non appena le sue condizioni sanitarie permetteranno un interrogatorio approfondito, per comprendere il movente e l'identità dell'assassino
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