Commissione d’inchiesta al lavoro sui mega sprechi
Ieri mattina la prima riunione dell’organismo guidato da Giuseppe Montesu Sotto i riflettori espropri milionari, incompiute e opere ancora inutilizzate
NUORO. Cinque tra i principali interventi pubblici della città saranno passati al setaccio dalla commissione d’indagine conoscitiva, nominata dal Consiglio comunale. L’esame interessa l’esproprio dell’area per la strada di collegamento della caserma dei vigili del fuoco, il rifacimento del mercato di piazza Mameli, il Centro polifunzionale di via Roma, il palazzo Pilotis di via Mughina e il progetto ancora tutto da realizzare del palazzetto dello sport di Tanca ‘e S’ena, sulla vecchia provinciale per Mamoiada. Ieri mattina l’organismo ha tenuto la prima riunione, con l’intervento dei rappresentanti dei 13 gruppi consiliari, sotto la presidenza di Peppe Montesu.
L’esponente di opposizione, eletto a giugno nella lista Nuova Nuoro, nell’ottobre scorso ha sollecitato la creazione della commissione d’indagine, con una mozione che ha avuto il via libera da parte dell’intera assemblea. Premesse e obiettivi nelle parole di Montesu: «Si tratta di cinque interventi segnati da lungaggini costruttive e costi in alcuni casi lievitati oltre misura, rispetto alle previsioni di partenza». La commissione nei suoi lavori valuterà se ci sono stati omissioni, negligenze o imperizie da parte della componente tecnica e politica, da cui sono conseguiti dei danni per l’ente e la cittadinanza. Informazioni ed eventuali elementi di responsabilità da acquisire attraverso l’audizione di tecnici, politici del passato e comunque di persone informate sui fatti. Quasi come un collegio giudiziario, senza tuttavia sentenze finali, ma con la predisposizione di tante relazioni quanti sono le vicende sotto esame, da girare poi all’esame del consiglio e della giunta. Un’inchiesta la cui chiusura è prevista nel giro di un anno, anche se sono preventivate già da ora proroghe se il tempo non dovesse risultare sufficiente. I commissari lavoreranno in maniera gratuita. L’incontro di ieri è servito per fissare alcuni dei punti del procedimento e soprattutto per un primo, veloce, riassunto di quanto si andrà a investigare. Con l’illustrazione dei cinque casi, che per anni, quando non sono stati lustri, hanno riempito la cronaca amministrativa cittadina.
Centro polifunzionale di via Roma. Costruito nell’area delle vecchie carceri, ha aperto le porte solo negli ultimi anni, dopo una gestazione lunga, a tal punto da essere appiccicata sull’edificio la targa dell’incompiuta. L’odissea a sentire il presidente della commissione, Montesu non è terminata: «L’edificio non è utilizzabile, perché non collaudato. Prima infatti è necessario chiudere la lite giudiziaria con l’impresa che ha realizzato i lavori del lotto iniziale del centro. Il Comune a suo tempo aveva chiesto opere fuori dal capitolato d’appalto, con la promessa di fare eseguire alla ditta anche il secondo e conclusivo lotto. Affidamento che però non è stato accordato, con la conseguente chiamata in giudizio per chiedere all’ente il pagamento dei lavori fuori appalto».
Palazzo ex Credito italiano. L’intervento è tra quelli di edilizia economico popolare, realizzato negli anni ’80, sulla base della legge 167. Il Comune mette a disposizione l’area per la costruzione degli alloggi, da parte della cooperativa Olimpia. Si tratta di uno dei progetti “pilotis”, con la previsione che il primo piano di via Mughina e i tre sottostanti rimangano aperti, come prevenzione per il rischio di allagamenti. Sin qui tutto lineare. L’organismo d’indagine si dovrà occupare invece di quanto è accaduto dopo. Ancora Montesu: «A opera conclusa la coop ha chiesto di chiudere però i quattro piani e affittarli, con la garanzia di restituire il tutto al Comune entro il 2004. Dopo 10 anni però non c’è stato alcun passaggio e gli introiti dei canoni sono appannaggio dell’impresa costruttrice». Tanto che l’anno scorso il Comune ha chiamato in giudizio la cooperativa.
Mercato di piazza Mameli. Secondo quanto scritto nella mozione del consigliere di Nuova Nuoro, l’opera è un cumulo di contraddizioni: «Si è largheggiato nei tempi e soprattutto nei costi, con l’utilizzo anche dei fondi della legge regionale ’37, che sarebbero dovuti servire per sostenere la nuova imprenditoria, in particolare giovanile». Per Montesu il tutto è colpa di incongruenze progettuali, oltre che di cambi del piano, a tal punto che dei 20 box esterni ne sono stati costruiti appena 8 e manca all’appello la tensostruttura per ospitare il mercato ambulante.
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