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Fervono i preparativi in vista della festa di Sant’Antonio

di Cecilia Fontanesi
Fervono i preparativi in vista della festa di Sant’Antonio

OROSEI. Con il giorno dell’Epifania, come recita il famoso proverbio popolare, si sono concluse le festività natalizie ma la popolazione di Orosei è già in fermento per un’altra grande festa a cui...

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OROSEI. Con il giorno dell’Epifania, come recita il famoso proverbio popolare, si sono concluse le festività natalizie ma la popolazione di Orosei è già in fermento per un’altra grande festa a cui gli abitanti del paese sono particolarmente legati.

Sabato prossimo nel sagrato del cortile di Sant’Antonio verrà acceso il grande falò in onore del santo che rubò il fuoco dagli inferi per portarlo sulla terra. L’anno scorso su iniziativa di un gruppo di persone è stata costituito il comitato “Sant’Antonio Abate di Orosei” con la finalità di organizzare le manifestazioni civili e religiose in onore del santo in collaborazione con la parrocchia, il Comune e tutta la popolazione, attraverso la rievocazione di antichi riti che fedelmente vengono ancora rispettati.

Come da tradizione già da alcuni giorni vengono sistemate attorno al pirone che si staglia al centro del cortile le prime frasche di ulivo e lentischio portate da camion e motocarri da gruppi di persone che animati da fede e devozione in uno spirito di festa e allegria raccolgono nelle campagne la legna per Sant’Antonio.

All’imbrunire di sabato 16 il covone di frasche verrà dato alle fiamme. Lo scenario architettonico renderà i festeggiamenti ancora più suggestivi. Il complesso monumentale dell’ospedale medievale di Sant’Antonio è sicuramente uno dei monumenti storici più importanti e antichi di Orosei.

L’ampio cortile è contornato da un lato da piccole casette tuttora abitate, mentre al centro della corte si staglia la torre di epoca pisana utilizzata come torre di avvistamento ai tempi delle pericolose incursioni turche sulle coste del paese baroniese.

All’interno della chiesa si possono poi ammirare affreschi risalenti alla metà del trecento portati alla luce durante alcuni lavori di restauro negli anni 90.

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