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La sentenza

Sorso, in fiamme 5 ettari di vegetazione: condannato l’incendiario

di Nadia Cossu
Sorso, in fiamme 5 ettari di vegetazione: condannato l’incendiario

Il rogo doloso risale al 2020, il giudice del tribunale di Sassari ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato

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Sassari Si è chiuso con una condanna a cinque anni e dieci mesi di reclusione il processo per l’incendio doloso che nel luglio 2020 devastò la zona di Li Buttangari, nell’agro di Sorso. Il giudice del tribunale di Sassari Monia Adami ha riconosciuto la responsabilità dell’imputato al termine dell’istruttoria, accogliendo in parte l’impianto accusatorio del pubblico ministero Giovanni Dore, che aveva sollecitato una pena più severa pari a otto anni e quattro mesi.

I fatti oggetto del procedimento fanno riferimento a un episodio di particolare gravità perché in poche ore le fiamme divorarono circa cinque ettari di terreno, propagandosi rapidamente e arrivando a lambire alcune abitazioni. Un fronte di fuoco che avrebbe potuto avere conseguenze ben più drammatiche, evitate solo grazie al tempestivo e coordinato intervento dei vigili del fuoco, del corpo forestale e dei barracelli, impegnati a contenere l’avanzata dell’incendio e a mettere in sicurezza l’area.

Secondo l’accusa, determinante è stata la testimonianza di chi riferì di aver visto una persona lanciare da un’automobile un oggetto in fiamme, verosimilmente un pezzo di carta, da cui si sarebbero innescati i roghi.

A questo elemento si sono aggiunte le intercettazioni ambientali che, per il pubblico ministero Giovanni Dore, confermerebbero il coinvolgimento dell’imputato, già gravato da precedenti. Il pm li ha elencati nella sua requisitoria, a voler sottolineare la “pericolosità sociale” del 55enne: furti, reati in materia di pascolo abusivo, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale, armi, fino a un concorso in omicidio doloso con premeditazione.

Proprio la recidiva aveva contribuito a orientare la richiesta di una condanna più pesante, insieme all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.

La difesa, rappresentata dall’avvocato Giovanni Policastro, ha invece sostenuto l’assenza di prove certe, sottolineando come dalle dichiarazioni del testimone non fosse emersa con sicurezza la presenza dell’imputato sul luogo dell’incendio nel momento in cui si sarebbe sviluppato. Per questo il legale aveva chiesto l’assoluzione del proprio assistito per non aver commesso il fatto e in subordine con la formula dubitativa.

Il tribunale, pur ridimensionando la richiesta della Procura, ha riconosciuto la responsabilità dell’uomo per un episodio che resta di estrema pericolosità: un incendio doloso che, per dinamica e conseguenze potenziali, avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia ben più ampia e che, in ogni caso, mise seriamente a rischio persone, abitazioni e ambiente.

Lo stesso giudice ha disposto per l’imputato l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e ha restituito gli atti alla Procura perché proceda nei confronti di una persona per falsa testimonianza. Si tratterebbe di un uomo che quel giorno di luglio era alla guida del mezzo nel quale si trovava l’imputato e che nel processo smentì il fatto che il 55enne avesse lanciato dal finestrino il pezzo di carta con la fiamma.

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