La Nuova Sardegna

Nuoro

Bomba contro la casa di una cameriera

di Valeria Gianoglio
Bomba contro la casa di una cameriera

Un ordigno ad alto potenziale ha devastato l’ingresso dell’abitazione di Rita Farina: grande spavento per il figlio di 5 anni

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ORGOSOLO. Alle 2.45 della notte tra venerdì e sabato, il boato è così forte che butta giù dal letto gli abitanti di mezzo paese che fino a un minuto prima dormivano beati, incuranti del freddo tagliente. Pure Rita Farina, 40 anni, dipendente di una trattoria di Orgosolo, a quell’ora riposa come tutti tra le mura domestiche. Il figlioletto di 5 anni al suo fianco, nella stanza vicina i due anziani genitori, in un’altra ancora il fratello di pochi anni più grande. Doveva essere un venerdì notte tranquillo come tanti altri e invece un botto fragoroso lo ha spezzato per sempre.

Sono le 2.45, dunque, quando al numero civico 4 di via Armando Diaz, una strada vicina a corso Repubblica, il botto seguito da un violento spostamento d’aria proietta nella via pezzi di infissi, frammenti di una porta, e un mucchio di calcinacci che riempiono l’asfalto. Rita Farina e i suoi familiari vengono letteralmente buttati giù dal letto. Con il cuore ancora in gola si affacciano alla finestra, danno un’occhiata all’esterno e ciò che vedono lascia spazio a pochi dubbi: la facciata della casa dove abitano è stata devastata da una bomba. Un ordigno che poco dopo, sia gli agenti del commissariato del paese, sia gli arificieri dei carabinieri, avrebbero definito “ad alto potenziale”, confezionato da mani esperte e decise a lasciare un segno piuttosto evidente del loro passaggio.

Nell’arco di pochi istanti, via Diaz si popola di forze dell’ordine, residenti, auto di servizio e luci. Chi osserva i danni provocati dalla bomba, e guarda il mucchio di detriti sputati fuori dalla casa come minuscoli frammenti di un missile, dirà che sembrava uno scenario di guerra. E in tanti, in paese, cominciano a chiedersi chi e per quale motivo venerdì notte abbia voluto accanirsi contro la casa di una famiglia tranquilla e operosa.

Gli agenti del commissariato di Orgosolo, guidati da Giampiero Putzu, e quelli della squadra mobile di Nuoro, con il dirigente Fabrizio Mustaro, che seguono le indagini stanno percorrendo diverse direzioni. Ma finora non esiste una pista privilegiata, né elementi che facciano propendere per una direzione piuttosto che per un’altra.

Per ora, tuttavia, considerato un episodio precedente che risale alla scorsa vigilia di Natale, sembra piuttosto chiaro che nel mirino degli attentatori ci fosse proprio Rita Farina, e non gli altri familiari che con lei condividono la stessa abitazione. La donna lavora come cameriera in una trattoria del paese, non ha mai ricoperto incarichi pubblici, ed è da tutti descritta come una persona tranquilla e discreta. Le ragioni dell’attentato, dunque, restano avvolte nel mistero più fitto ma gli inquirenti non si danno per vinti e ieri, per tutto il giorno, hanno sentito diverse persone per cercare di ricostruire nel dettaglio la vicenda.

Nei primi minuti dopo l’attentato, a Orgosolo, oltre alla polizia sono intervenuti anche i carabinieri della stazione del paese e gli artificieri giunti da Nuoro che hanno eseguito i rilievi in via Diaz Nel frattempo, la notizia della bomba, in paese dsi è diffusa in pochi istanti scatenando una vera ondata di rabbia e indignazione che in parte è approdata anche sui social media come Facebook.

C’è chi scrive: «Sono senza parole ... come cittadina di Orgosolo che ama in modo viscerale il suo paese natio, che vuole ancora credere che solo con la volontà e l’aiuto di tutti si instilli anche nella mia comunità il seme del cambiamento, condanno fermamente quanto è successo». E chi riapre vecchie ferite e vecchi dibattiti che spesso animano il paese. E scrive che è «Superficiale e qualunquista generalizzare contro una comunità in cui vivono anime appassionate di lavoro e che prodighe di quotidiani sacrifici cercano di tener alto il nome di una comunita storicamente forte e combattiva. Due indigeni bombaroli non affosseranno il riscatto di tanti uomini e tante donne che ci credono. Forza».

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