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Il Marghine festeggia Sant’Antonio

Il Marghine festeggia Sant’Antonio

MACOMER. A Silanus è la festa patronale, Macomer l’ha riscoperta negli ultimi decenni con un ritorno alla tradizione di “Sa tuva”, Dualchi la festeggia con particolare solennità, a Bortigali ci...

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MACOMER. A Silanus è la festa patronale, Macomer l’ha riscoperta negli ultimi decenni con un ritorno alla tradizione di “Sa tuva”, Dualchi la festeggia con particolare solennità, a Bortigali ci celebra invece la settimana successiva, mentre a Ottana un fuoco di grandi dimensioni attorno al quale compariranno la maschere tipiche che danno inizio al Carnevale richiama visitatori da tutta l’isola. Sant’Antonio Abate si celebra in tutto il centro Sardegna con modi, riti e tradizioni diversi, ma ad accomunare la ritualità è la tradizione del fuoco che crea un importante momento di socializzazione. Fuochi non tutti uguali. A Bortigali e a Macomer in piazza Santa Croce si accende Sa tuva, un vecchio albero morto cavo al suo interno. A Macomer quest’anno il falò è stato acceso anche a Santa Maria in piazza Repubblica. A Silanus il fuoco arde da ieri nella piazza antistante la chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Antonio Abate e a Dualchi è stato acceso nella piazza attigua alla chiesetta di Sant’Antonio. La vigilia della festa entra in una dimensione magica al momento della celebrazione del vespro quando gli obrieri o i comitati che organizzano i festeggiamenti danno fuoco al falò. Si tratta di un momento di grande richiamo che raduna la comunità. A Silanus e a Dualchi per tradizione fa parte della festa lo spettacolo pirotecnico, un altro momento di grande richiamo che porta nei due paesi tantissima gente proveniente dai paesi vicini. A Silanus al termine dei fuochi d’artificio c’è un momento di grande convivialità aperto a tutti. Il grande falò di Sant’Antonio raduna la comunità, ma segna anche l’inizio del carnevale. A Ottana è segnato dallo spettacolo delle maschere dei Boes e Merdules che compaiono attorno al fuoco con le loro evoluzioni. A Dualchi attorno al fuoco si notano molte facce annerite dalla fuliggine, tinte da chi si è imbrattato le mani di carbone e ha “intintieddadu”, tinto di nero il vicino segnando anche qui l’inizio del carnevale. (t.g.t.)

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