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Nuoro

MAMOIADA, lo scontro all’interno della pro loco

Non minacciò con l’ascia, assolto un ex mamuthone

Non minacciò con l’ascia, assolto un ex mamuthone

NUORO. Diversi mesi fa era stato rinviato a giudizio con l’accusa di “minaccia aggravata”. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, infatti, Paolino Dessolis, il 4 luglio del 2014 si era...

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NUORO. Diversi mesi fa era stato rinviato a giudizio con l’accusa di “minaccia aggravata”. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, infatti, Paolino Dessolis, il 4 luglio del 2014 si era presentato a casa di un suo compaesano e allora capogruppo dei mamuthones della Pro loco, Pino Congiu, e lo aveva apostrofato con parole dure, brandendo un’ascia. Ma lui, Dessolis, sin dall’inizio si era sempre difeso ammettendo che sì, quel giorno di luglio era anche piuttosto arrabbiato con Congiu, ma che comunque non aveva alcuna intenzione di fargli male, né tantomeno aveva con sè un’ascia. Ieri mattina, la sua tesi, argomentata con scrupolo dal suo avvocato di fiducia, Caterina Zoroddu, è stata accolta in pieno dal gup Claudio Cozzella, che infatti ha assolto Dessolis da ogni accusa “perché il fatto non sussiste”.

E per Dessolis si è chiusa così, con un lieto fine, una vicenda giudiziaria che, oltre all’aspetto più strettamente processuale, gli ha causato anche l’estromissione dal gruppo dei mamuthones della Pro loco. I fatti contestati risalgono dunque all’estate del 2014, ma l’antefatto risale a poco tempo prima. Secondo quanto ha ricordato la difesa di Dessolis, infatti, quest’ultimo era stato estromesso dal gruppo dei mamuthones della Pro loco in base a una decisione dell’allora capogruppo che a quanto pare voleva così punirlo per non essere stato presente a una trasferta a Santa Teresa di Gallura. Dessolis aveva contestato questa decisione, ritenendola del tutto fuori luogo, oltre che ingiusta e fuori dalle norme: lo statuto, diceva Dessolis, prevedeva infatti che l’eventuale espulsione era materia sulla quale si sarebbe dovuto pronunciare tutto il direttivo, e non solo il capogruppo. Di qui, dunque, la sua rabbia nei confronti di Congiu. «Quel giorno sono andato a casa sua – aveva ammesso Dessolis – ma non l’ho mai minacciato con un’ascia». Il gup ha creduto al suo racconto. Il pm aveva chiesto una condanna a sei mesi. (v.g.)

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