Casu: «Bisogna intervenire subito»
Il cardiologo sottolinea l’importanza dei soccorsi immediati
NUORO. Vite stroncate, a volte sotto i riflettori di un campo da gioco, nell'inconsapevolezza di portare nel petto una bomba ad orologeria. Si chiama sindrome da morte improvvisa associata a cardiopatie e ogni anno in Italia colpisce 1000 giovani con un'età inferiore ai 35 anni. Da oltre due anni l'isola è un centro d'avanguardia per lo studio di questa patologia, che raggruppa cardiopatie tutte di origine genetica: la sindrome di Brugada, la sindrome del QT lungo e del QT corto, la tachicardia ventricolare catecolaminergica. Il centro di ricerca altamente specializzato si trova all'interno dell'ospedale San Francesco e l'equipe guidata da Gavino Casu, direttore dell’Unità operativa complessa di cardiologia, porta avanti dal 2013 una ricerca di epidemiologia e genetica.
«Abbiamo studiato oltre 1000 pazienti fino ad oggi, analizzandone i profili e i geni dei familiari — racconta il cardiologo Gavino Casu —. Vogliamo dimostrare come il patrimonio genetico sia alla base di questa disfunzione. Spesso infatti la malattia è difficile da diagnosticare perché silente e asintomatica e nonostante ci si sottoponga a esami accurati può anche non essere scoperta. È proprio alla luce di questo che ritengo sia di primaria importanza che ogni società sportiva sia dotata di defibrillatore e personale abilitato al suo uso» conclude il medico. La defibrillazione in tempi rapidi è il principale rimedio contro questa complicazione. «Circa il 25% dei casi potrebbe essere rianimato se venisse defibrillato entro 4/5 minuti — puntualizza il cardiologo Gavino Casu —,mentre per ogni ulteriore minuto la possibilità di sopravvivenza diminuisce del 10 per cento. Il tempo infatti è un fattore sicuramente fondamentale per la sopravvivenza senza danni cerebrali irreversibili, che arrivano a provocare anche lo stato vegetativo permanente». (st.vat.)
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