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«Non c’è più tempo»: il Nuorese chiede misure straordinarie

«Non c’è più tempo»: il Nuorese chiede misure straordinarie

Convegno in Confindustria, presente Filippo Spanu Bornioli: «Risorse insufficienti, ci vuole una scossa vera»

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NUORO. «Altro che crisi, la Sardegna centrale è al collasso, non c’è più tempo da perdere». Non ha usato mezzi termini il presidente della Confindustria Roberto Bornioli che ieri, per l’ennesima volta, ha chiamato a raccolta, nella sede di via Veneto, gli amministratori locali, gli imprenditori e i lavoratori di Ottana. Ospite d’onore al convegno dal titolo “Non c’è più tempo. Recuperiamo i territori dimenticati” il capo di gabinetto della presidenza della Regione, Filippo Spanu.

Il piano di rilancio del Nuorese. Il convegno di ieri doveva essere l’occasione per annunciare la firma dell’accordo di programma, prevista a febbraio. Sul piatto la Regione ha messo 50 milioni per dare un nuovo futuro al Nuorese con investimenti su agroalimentare, manifatturiero, ambiente, cultura e infrastrutture. Tra i progetti da realizzare al più presto, la banda larga nelle aree industriali, il porto della Caletta, il collegamento tra Pratosardo e la 131. «È un buon inizio – ha detto Bornioli– ma insufficiente se si vuole dare una speranza a questo territorio». Per il presidente della Confindustria nuorese «quello che più preoccupa è la scarsità di risorse a disposizione. Altro che 50 milioni, al Nuorese serve un piano come quello ideato per il Sulcis con 630 milioni». Non solo. I tempi previsti per la realizzazione dei progetti individuati nel piano di rilancio sono ancora lunghi. «A febbraio ci sarà la firma dell’accordo, poi saranno pubblicati i bandi. Chissà quando arriveranno i soldi. La Regione ci chiede di avere ancora pazienza, ma qui non c’è più tempo».

Anche per il sindaco di Macomer Antonio Succu la Regione dovrebbe fare qualcosa in più per il Nuorese. «Si portano avanti le istanze di Cagliari e Sassari e ci si dimentica della Sardegna centrale. Il territorio sta morendo: nel Marghine gli ex lavoratori del tessile hanno perso anche gli ammortizzatori sociali».

Ottana e il lavoro. Ed è proprio il lavoro il tema più delicato. Ieri in Confindustria era presente anche una delegazione di lavoratori di Ottana Energia e Ottana Polimeri, l’azienda che rischia di chiudere definitivamente se non riuscirà ad acquisire l’impianto dell’Eni di Sarroch, indispensabile per riavviare la produzione. «La Regione deve aprire un tavolo nazionale su Ottana, immediatamente – ha protestato Sergio Zara, segretario territoriale della Filctem-Cgil – I lavoratori sono in cassa integrazione ormai da due anni; c’è un imprenditore, Paolo Clivati, che vuole rilanciare la filiera del pet e ancora non c’è alcuna risposta da parte della Regione. Non chiediamo soldi pubblici, ci sono investimenti privati già pronti. La Regione tace anche sulla centrale elettrica. Dopo la revoca del regime di essenzialità si era impegnata a individuare con Terna le condizioni per riavviare la centrale. E invece stiamo ancora qui a parlarne. La centrale elettrica è stata costretta a fermarsi dopo 40 anni di attività, con un impatto gravissimo sulle altre aziende del sito e sul Consorzio industriale».

Non si è fatta attendere la risposta di Filippo Spanu. «Nei prossimi giorni è previsto un sopralluogo dei tecnici di Terna a Ottana per una verifica sul campo delle proposte pervenute dalla società sarda sulle condizioni di riavvio della centrale – ha annunciato – La Giunta sta facendo il possibile per risolvere i problemi di Ottana attraverso un serrato confronto con Governo, Eni e Terna». Ma questo evidentemente non basta al Nuorese. «Chiediamo misure ad hoc per la Sardegna centrale – ha ribadito Bornioli – Fiscalità di vantaggio e risorse straordinarie, come è avvenuto per il Sulcis». (g.z.)

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