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Nuoro

Ottana, primi spiragli di giustizia per gli operai esposti all’amianto

di Federico Sedda
Ottana, primi spiragli di giustizia per gli operai esposti all’amianto

Il caso degli ex lavoratori di Enichem e Montefibre approda questa mattina in Parlamento Dopo ventiquattro anni di lotte e vertenze, Piras (Sel) presenta un emendamento alla legge 257

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OTTANA. Il caso degli ex lavoratori esposti all’amianto dello stabilimento di Ottana, esclusi finora da qualsiasi tutela, approda oggi in parlamento. Il deputato Michele Piras (Sel), che nei giorni scorsi ha presentato un’interrogazione alla Camera, illustrerà stamani a Montecitorio, nel corso di una conferenza stampa, il contenuto degli emendamenti sul caso specifico e una proposta di legge generale di riforma della legge 257 del 1992 sulle tutele per questa categoria di lavoratori. All’iniziativa parteciperanno anche i rappresentanti regionali e nazionali dell’Associazione nazionale esposti all’amianto (Aiea) e il pool di avvocati che ha presentato un esposto alla procura di Nuoro sul caso Ottana.

Quella dei lavoratori di Ottana esposti all’amianto è una vertenza che va avanti da 24 anni. Da quando, nel 1992, il parlamento approvò la legge numero 257 che riconosceva a questi lavoratori i benefici previdenziali (il cosiddetto scivolo pensionistico) e l’accertamento della malattia professionale da parte dell’Inail. Un iter burocratico di per sé tortuoso, che, a sua volta, passava attraverso l’accertamento della presenza dell’amianto all’interno della fabbrica e nelle attività produttive. Scattarono così anche a Ottana le ispezioni dei tecnici dell’Inail nei reparti dell’ex Enichem e dell’ex Montefibre. Nel contempo i lavoratori inoltrarono all’istituto la domanda per il riconoscimento della malattia professionale. Alla fine, le domande furono quasi mille. Tutte destinate a perdersi nel nulla. Sì, perché il responso degli ispettori dell’Inail, giunto solo nel 2003, lasciò tutti di stucco: nell’ex Enichem di Ottana non c’è mai stato amianto, quindi i lavoratori che hanno lavorato in quegli impianti non possono accampare diritti. Era la condanna dei lavoratori a una morte lenta. Che ora, purtroppo, sta dando i suoi tragici frutti. Il responso dell’Inail precludeva qualsiasi strada verso i benefici annunciati da una legge che avrebbe dovuto essere uguale per tutti e che, invece, aveva già trasformato gli operai chimici d’Italia in figli e figliastri. Lo aveva fatto nel 1998, sei anni dopo la sua approvazione in parlamento, quando il ministero del Lavoro emanò gli atti di Indirizzo al fine di certificare la presenza dell’amianto nelle industrie. Paradossalmente, la Sardegna, terra di industrie chimiche e siti inquinati, venne esclusa da quegli atti di indirizzo. Un’esclusione che tagliava fuori i lavoratori dei siti chimici sardi da qualsiasi richiesta di benefici. Tutto passò allora nell’indifferenza di tutti. Alimentando quella scia di bugie, omissioni e omertà che hanno sempre viaggiato con le sorti dello stabilimento di Ottana. Fino a quando sono arrivate le morti per tumore. Troppe per non alimentare sospetti che già da anni erano evidenze negate. Così è ripresa la battaglia dei lavoratori degli stabilimenti di Ottana dove l’amianto c’era davvero. Lo misero nero su bianco in una lettera inviata al prefetto di Nuoro il 20 maggio del 2009. «Nella nostra vita lavorativa – scrissero allora – siamo stati esposti all’amianto. Ne subivamo il contatto ogni giorno e lo respiravamo senza protezione alcuna. Trattavamo tutti i giorni e senza precauzione elementi quali acrilonitrile, dimetilammina, soda caustica pura, acido acetico e anidride solforosa». Elementi cancerogeni. Semi avvelenati. Che negli anni sono cresciuti con il loro carico di morte. Nel silenzio e con la complicità di chi sapeva e ha taciuto.

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