La Nuova Sardegna

Nuoro

Enti locali, nuove strategie dopo la riforma regionale

di Tito Giuseppe Tola
Enti locali, nuove strategie dopo la riforma regionale

Macomer, si cerca di dare più forza al territorio allargando le aggregazioni Il sindaco Antonio Succu: «Il futuro è nella gestione associata dei servizi»

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MACOMER. La riforma degli enti locali varata dalla Regione ridisegna la mappa degli ambiti territoriali e potrebbe aprire nuove prospettive per la Sardegna centro occidentale, dove già si guarda ad aggregazioni in grado contare a livello politico. L’idea non è quella di disegnare una specie di nuova provincia, ma di dare forza al territorio allargando le aggregazioni dei Comuni per pesare di più verso la Regione e lo Stato.

L’Unione dei Comuni. L’esperienza maturata dall’Unione dei Comuni del Marghine insegna che, oltre a realizzare importanti economie nella gestione dei servizi, si possono ottenere più risorse per finanziare i progetti di opere e infrastrutture importanti. «Quella dell’Unione dei Comuni – dice il sindaco di Macomer e presidente dell’Unione, Antonio Succu, – è un’esperienza da continuare. La gestione associata dei servizi è il futuro degli enti locali. Allo stato delle cose è anche l’unica soluzione possibile per superare i limiti che bloccano le spese per il personale, il turnover e i tetti di spesa».

Le aggregazioni territoriali. Ma il sindaco di Macomer guarda anche oltre e spera di riuscire a creare un’aggregazione di comuni che vada oltre il Marghine. L’idea è quella di riuscire a unire le forze con la Planargia e il Montiferru, ma guarda anche al Ghilarzese e al Meilogu. «È un ragionamento che si può fare – dice Succu –, si tratta di mettere assieme le forze di più unioni di comuni. Più ampia è l’aggregazione e maggiori sono le incentivazioni e i finanziamenti. L’unione del Marghine ha 22.500 abitanti. Mettersi insieme significa avere maggiore peso numerico e politico, ma serve anche per portare avanti strategie economiche sociali che siano vincenti».

Divisioni dannose. Giuseppe Pirisi, oggi consigliere comunale di minoranza, è stato presidente della Provincia di Nuoro tra dal 1995 e il 1999, il periodo in cui sono nate le nuove province e la Planargia è passata con Oristano rompendo l’unità col Marghine, in passato vincente per entrambi i territori. «Bosa ha scelto di passare alla provincia di Oristano con un referendum – dice –, credo che la divisione del Marghine e della Planargia sia stata un danno per entrambi. Un riaccorpamento è auspicabile perché unire le forze è vincente».

Un quadro è incerto. Sul riordino degli enti varato dalla Regione non nasconde le perplessità. «In questo quadro abbastanza confuso – prosegue Pirisi – non so a che cosa approderemo. Nella situazione attuale mi pare che non sia previsto un riaccorpamento territoriale. Per la provincia di Nuoro si ritorna comunque ai vecchi confini. Io sono stato sempre contrario al raddoppio delle province che ha portato a quel movimento di opinione che causato la morte di questi enti. Otto province con una popolazione di un milione e mezzo di abitanti è un’assurdità. Le province avevano un senso con le funzioni storiche che svolgevano bene e con professionisti di alto livello negli uffici. Era meglio abolirle? Staremo a vedere. Il futuro ci dirà cosa era meglio fare. Si parla ora di nuove aggregazioni. Saranno migliori delle province? Non lo so».

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