Fisco, la denuncia di un pensionato di 88 anni: io vittima di un incredibile calvario
Macomer, è un ex lavoratore dipendente e non ha mai avuto una partita Iva: ha subito un accertamento con tanto di sanzione
MACOMER. Quando ha ricevuto l’avviso di accertamento dell’Agenzia delle entrate - Direzione centrale servizi del contribuente di Roma che gli comunicava la chiusura d’ufficio della partita Iva dormiente con la sanzione di 172 euro (che sarebbero diventati 516 se non pagava entro 30 giorni), Salvatore Gioia è rimasto di stucco.
È un ex segretario comunale, ex lavoratore dipendente dello Stato, per cui la partita Iva non gli è mai servita e non l’ha mai aperta. Non avrebbe però mai pensato di essere finito in una situazione paradossale, per certi versi angosciante, dalla quale non è stato facile tirarsi fuori. Se poi si pensa che Salvatore Gioia non è un ragazzino, perché ha 88 anni e non prende con leggerezza un accertamento fiscale, la vicenda della quale è stato involontario protagonista assume contorni assurdi, per non dire inverosimili.
Tutto ha inizio il 24 dicembre, vigilia di Natale, quando Salvatore Gioia riceve con lettera raccomandata una comunicazione dell’Agenzia delle entrare elaborata il 30 novembre. Già questo basta per guastargli le feste. Può chiedere chiarimenti all’Agenzia delle entrate. Lo fa a Macomer il primo giorno feriale, ma gli spiegano che lo sportello non è abilitato per gestire la pratica. Prova allora col call center 848.800.444, sempre indicato nella lettera, che non è un numero verde, ma è un numero a pagamento. Dopo 25 minuti di attesa, alla fine risponde l’operatore, che però non risolve il problema, anche perché risponde da Cagliari e non è quindi qualcuno dell’ufficio responsabile del procedimento.
L’assurdo di questa vicenda è che la partita Iva della quale Salvatore Gioia non sa niente è stata aperta il 12 aprile del 1978, esattamente 38 anni fa. «A meno che non abbia vuoti di memoria, che essendo anziano sono possibili – ironizza –, non mi risulta di averla mai aperta. Nel ricorso che ho presentato ho chiesto una perizia grafica sulla firma, ma mi hanno detto che non è possibile. Sono passati 38 anni e il cartaceo è stato distrutto».
Salvatore Gioia ha mandato un telegramma all’ufficio di Roma che ha spedito l’accertamento, ma le Poste lo hanno restituito perché mancava la via. «Nella lettera non c’era – dice Gioia –, forse è un modo per impedire che arrivino ricorsi». Alla fine ha presentato ricorso all’Agenzia di Nuoro, che aveva 30 giorni per rispondere. Nel frattempo, però, entro 30 giorni doveva pagare la sanzione.
«Ho pagato ma con riserva – dice –, hanno risposto che l’accertamento era annullato per prescrizione delle violazioni. Perché non hanno controllato prima di mortificarmi a questo modo? Quante sono le persone che finiscono in questi vortici e non sanno difendersi? Sono curioso di vedere con quale solerzia restituiranno la somma che sono stato costretto a pagare. I 30 giorni valgono anche per lo Stato?». (t.g.t.)
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