Domani si festeggia il martedì grasso con “Su Maimone”
«Po sanare a custu marturellu, privu de intendimentu e de favella, bi chere zicculatte e caramella, binu nieddu, vernaccia e muscadellu». Con questa cantilena, a Torpè, nel periodo carnevalesco,...
«Po sanare a custu marturellu, privu de intendimentu e de favella, bi chere zicculatte e caramella, binu nieddu, vernaccia e muscadellu». Con questa cantilena, a Torpè, nel periodo carnevalesco, iniziava la passeggiata per le vie del paese di “su Maimone de Carrasegare”. A questa richiesta tutte le famiglie ricche o povere che fossero, donavano un po’ di quello che avevano in casa. Un pezzo di lardo, una salsiccia, pane o dolci e, naturalmente del vino, che veniva versato in una damigiana tramite un grosso imbuto che veniva posto come bocca del fantoccio detto appunto “Su Maimone”. Una effigie che veniva accompagnata da “Sos cavalieris”, i giovani più belli del paese, vestiti con degli abiti bianchi in stile arabesco (turbante compreso), fasce colorate e tantissime campanelle. A seguire il corteo, c’era naturalmente tutto il paese e in piazza del comune, “su Maimone” veniva arso e la folla festeggiava tra canti e balli fino a tarda notte. Una tradizione che, dicono gli anziani di Torpè, è stata abbandonata all'inizio della seconda guerra mondiale, ma che è stata riportata in auge dall’associazione culturale “Sa Dea” nel 2011 con una ricerca sulle tradizioni paesane. Torpè ha accolto con entusiasmo la riedizione dell’antica usanza e domani, martedì grasso, si prepara per rivivere questi momenti, con abiti d'epoca, il classico uomo vestito da vecchietta in vellutino e la maschera riscoperta de “sos cavalieris”. La novità di quest'anno sarà l'aggiunta delle maschere che rappresentano gli spauracchi di ogni bambino del paese, “Sa mama e su sole”, “Sa mama e su entu”, “Maria Chisinedda”, “Maria Pettenedda”, “Maria Lettolu” , “sa Survile, “Su foe guttu”e altre ancora. Domani si rinnova quindi la tradizione “Sa Dea”: amministrazione comunale e associazione Sant'Antonio Abate preparano la festa e la classica “fae e lardu” con musiche dei tenores di Torpè, cantanti a chitarra e l’organettista Giovanni Magrini, per onorare questa bellissima tradizione che coinvolge tutti.
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