No di Atzara alla proposta di legge Lodolini
Il Consiglio si schiera in difesa dei piccoli Comuni con una popolazione inferiore a 5mila abitanti
ATZARA. Il consiglio comunale di Atzara si schiera in difesa dei piccoli comuni. È accaduto martedì, durante i lavori dell’assise del paese del vino. Su proposta del sindaco, l’ordine del giorno è stato integrato con un punto in difesa dei piccoli comuni.
«Il consiglio di Atzara – afferma il sindaco Corona – dice un chiarissimo “No” alla proposta di legge Lodolini, che propone una modifica del testo unico 267/00 prevendendo che “un comune non può avere una popolazione inferiore a 5.000 abitanti”. Ai comuni verrebbe concessa la possibilità di avviare autonomamente il processo di fusione e in caso contrario, spetterebbe alle regioni procedere con una fusione di ufficio. Il tutto con penalità e punizioni relative ai tagli ai trasferimenti statali».
Il Comune del mandrolisai si schiera chiaramente per tutelare le prerogative dei piccoli enti, col loro patrimonio di storia, cultura e tradizioni.
Il sindaco Corona infatti bolla la proposta come «anticostituzionale oltre ad essere farcita di populismo e di bullismo politico-amministrativo, motivata in modo irriverente con il goffo tentativo di ipotizzare miglioramenti della qualità dei servizi e riduzioni di costi. Siamo sicuramente convinti che una tale proposta non possa trovare grande seguito in Parlamento, ove ci auguriamo ci siano persone sensibili e non soggetti avvezzi più alla vita di corte che a quella popolana».
L’amministrazione atzarese ha anche deciso di aderire alla campagna proposta dall'Associazione Nazionale Piccoli Comuni d'Italia contro queste proposte che «intendono cancellare la storia d'Italia e la storia di tutti noi».
Il consiglio comunale ha poi approvato l'adesione al servizio di Protezione civile intercomunale e al Pai della comunità montana Gennargentu-Mandrolisai. Soprattutto l'adesione al servizio di protezione civile ha grande importanza, perchè vuole garantire al territorio la realizzazione di piani di emergenza univoci e di modalità operative identiche e standardizzate per ogni comune.
«Scopo di questo assenso – conclude Alessandro Corona – è quello di per assicurare, nell'eventualità che ce ne fosse bisogno, un intervento più efficace ed efficiente per la popolazione e che preveda, su diversi livelli, una collaborazione tra enti e soggetti attivi nel settore. Le emergenze non sono eventi da gestire in egoismo e con la presunzione di essere pronti; in questi casi maggiore è lo scambio di informazioni e di azione, meglio si agirà al momento del bisogno».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google