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Nuoro

Il Comitato fa causa ad Abbanoa

Il Comitato fa causa ad Abbanoa

Silanus, la depurazione veniva addebitata ma l’impianto era irregolare

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SILANUS. «Nell’articolo pubblicato su La Nuova del 27 gennaio Abbanoa ribadisce e irrigidisce la sua posizione, pur sapendo e ammettendo che la depurazione non avveniva a termini di legge, pretende comunque il pagamento poiché il depuratore sarebbe stato attivo. I loro avvocati dovranno essere convincenti quando spiegheranno al giudice come si può definire “attivo” un impianto che non è in grado di svolgere il suo lavoro e che non aveva, come agli atti della Provincia di Nuoro, l’autorizzazione allo scarico». Questa la replica al gestore del servizio idrico del comitato Abbaona-Abbagiusta al quale aderiscono molti utenti di Silanus che hanno presentato ricorso contro le bollette che fatturavano la depurazione dei reflui e altre competenze prescritte o non dovute. In pratica il comitato annuncia l’azione legale nei confronti di Abbanoa. «Di questo passo – scrive nella replica –, si potrebbe pretendere una tariffa per tutti i servizi che non vengono resi. Ci permettiamo di dubitare che possano esistere simili aberrazioni legislative. Sarebbe come salire su un autobus col motore acceso ma senza ruote, privo di revisione e con assicurazione scaduta, e accettare di pagarne la corsa che non ha fatto». La nota si sofferma anche sui conti del gestore idrico. «Dal bilancio di Abbanoa del 2012 – scrive il comitato – apprendiamo che a Silanus vengono distribuiti e fatturati 150mila metri cubi all’anno, con una tariffa media di 0,50 euro/mc. Il servizio di depurazione renderebbe dunque almeno 75mila all’anno a fronte di zero spese. Naturalmente saremmo felici di venire contraddetti qualora Abbanoa rendesse pubblico il dettaglio delle spese realmente sostenute, anno per anno dal 2007 al 2015, per mantenere in attività l’impianto e non la generica autocertificazione di impianto attivo, abbondantemente smentita dalla documentazione in nostro possesso che Abbanoa conosce molto bene». La nota ricorda infine la sentenza della corte Costituzionale sui diritti di depurazione e il concetto di “impianto attivo”, sottolineando che non può essere considerato tale «un impianto che sfora di centinaia di volte e impunemente i limiti di legge». «Vien da chiedersi – conclude – che senso abbia costruire e adeguare gli impianti se si possono incassare le tariffe senza essere obbligati a corrispondere alcun servizio». (t.g.t.)

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