La Nuova Sardegna

Nuoro

Amianto, continua la conta delle vittime

di Paolo Merlini
Amianto, continua la conta delle vittime

Sabina Contu, presidente dell’Aiea: «Subito un tavolo tecnico con l’Inail per il riconoscimento della malattia professionale»

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INVIATO A OTTANA. L’ultima vittima dell’amianto si chiamava Mario Dore e aveva 62 anni. Lo hanno sepolto a Ottana mercoledì scorso, dopo mesi e mesi di sofferenze dovute al tumore contro cui combatteva. Aveva cominciato a lavorare giovanissimo nello stabilimento chimico e aveva alle spalle una lunga stagione di impegno sindacale. Dore soffriva di carcinoma polmonare, la patologia più diffusa tra quelle causate dall’esposizione più o meno prolungata all’amianto. Un’ulteriore prova, se ce ne fosse ancora bisogno, del nesso letale tra il lavoro in molti reparti della fabbrica chimica, tra gli anni ’70 e la fine dei ’90, e le morti che si registrano oggi, anche a decenni di distanza. Eppure a Dore, come a tanti altri, non era stata riconosciuta la malattia professionale. Anche lui, benché si fosse battuto perché venissero riconosciuti i diritti degli operai esposti all’amianto, non aveva mai presentato la domanda perché venisse attestata la malattia professionale. Spetterà ai suoi familiari portare avanti la battaglia con l’Inail per il dovuto riconoscimento.

Ben 1200 domande. Ma per quale motivo, sia Dore sia decine e decine di lavoratori del polo industriale non avevano ancora presentato domanda per la malattia professionale o lo stanno facendo solo adesso? La risposta, probabilmente, è nella relazione Contarp (consulenza tecnica accertamento e prevenzione) dell’Inail che nel 2003 stabilì che a Ottana le soglie di esposizione all’amianto erano addirittura sotto i limiti di legge. Bastò quella relazione, smentita dai fatti e dalle morti per malattie che tuttora si susseguono, a cancellare con un colpo di spugna le 1200 domande (da parte di lavoratori ancora sani a quella data) che erano state presentate soltanto a Ottana. «Fu la prima doccia fredda, quella relazione condizionò e continua a condizionare pesantemente il riconoscimento di un diritto elementare», dice Sabina Contu, presidente regionale dell’Aiea, l’associazione italiana esposti amianto grazie alla quale le morti per patologie asbesto correlate di Ottana sono uscite dal cono d’ombra cui sembravano destinate. «Il problema a mio avviso, e lo devo dire con franchezza, è che i sindacati che negli anni scorsi hanno fatto le battaglie per il diritto sacrosanto al riconoscimento della malattia professionale, non hanno mai invogliato a presentare le domande all’Inail, ma hanno sempre cercato una ricomposizione del conflitto alla vecchia maniera, cioè sul piano politico. Il problema veniva segnalato nella speranza che la controparte rivedesse il proprio atteggiamento. Il risultato è che Inail e Inps hanno continuato a comportarsi come sfingi, ed è stato lasciato da parte il passo più elementare, cioè quello delle domande individuali. Il fatto è che quando molti lavoratori si sono ammalati, solo una parte – dice ancora Sabina Contu – ha presentato domanda all’Inail, proprio in virtù della relazione Contarp che escludeva Ottana dai benefici della legge 257/92 sull’amianto».

Analisi a bocce ferme. Per la cronaca, le domande presentate da persone ammalate sinora sono state 77, ma l’Inail ne ha accettato appena sei. Il motivo? La relazione Contarp del 2003, secondo cui come abbiamo visto l’esposizione all’amianto a Ottana era sotto i limiti di legge. Dunque la causa va cercata altrove. «Peccato che quelle analisi – dice Contu – sulle quali nutriamo seri dubbi, siano state fatte a bocce ferme, cioè quando l’attività dello stabilimento era ferma da anni e gli impianti dismessi. Come potevano stabilire che si lavorava al di sotto delle soglie di legge negli anni precedenti? Lo dico anche perché le bonifiche attuate alla fine degli anni ’90 certificarono lo smaltimento di 140 tonnellate di amianto. Ma di questo la relazione Contarp non tenne conto».

Ma quanto sono sinora i lavoratori di Ottana che si sono ammalati a causa dell’amianto? «Per i dati in nostro possesso – continua Contu – e ne stiamo ricevendo a cadenza quotidiana, una quarantina per carcinoma polmonare, molti dei quali sono già deceduti, al pari di alcuni per mesotelioma pleurico. Poi c’è una casistica molto importante di carcinomi alla laringe».

Le iniziative. Quali saranno i vostri prossimi passi? «Abbiamo fiducia che l’interessamento dei parlamentari sardi, in particolare Silvio Lai al Senato e Michele Piras alla Camera, serva a sbloccare la situazione sotto il profilo normativo. Inoltre – dice Sabina Contu – presto avremo dati più precisi sul numero degli ammalati e delle morti. A questo punto, confido nella nuova dirigenza dell’Inail, che invito a indire un tavolo tecnico per il riconoscimento di tali patologie che veda anche la nostra partecipazione. E poi anche la Regione deve fare la sua parte: l’assessore alla Sanità deve cambiare immediatamente il protocollo di sorveglianza sanitaria su queste patologie così da dare risposte concrete».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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