Faccia a faccia con il bullismo: i ragazzi sotto esame
Gli studenti delle scuole medie hanno incontrato i sociologi Il problema più grave: l’utilizzo di internet senza controlli
NUORO. Le immagini scorrono sul grande schermo dell'auditorium della biblioteca Satta. Storie tristi di chi non ce l'ha fatta. Giovani esasperati dalle angherie continue che hanno preferito la morire. Per bullismo. In sala un centinaio di studenti di prima, seconda e terza media di Santu Predu (uno degli istituti coinvolti nella vicenda della dodicenne perseguitata dalle maldicenze), durante un incontro promosso dall'Istituto comprensivo n.1, con gli esperti Lariso, Gianfranco Oppo e Giulio Oppo, ascoltano impietriti quelle storie maledette. Ripensando forse a tutte quelle volte quando anche loro quei banali gesti li hanno fatti e vissuti. Come la storia di Kayla Marie Wright suicida ad appena 16 perché non sopportava più di essere insultata. O la giovane Carolina Picchio, studentessa di Novara che due anni fa dopo essere stata perseguitata da un video denigratorio sul web si buttò dalla finestra. «Ecco – interviene Gianfranco Oppo alla fine della proiezione – questo è ciò che potrebbe accadere alla vostra coetanea, perseguitata ingiustamente e screditata agli occhi di tutti con falsità. Ora vi voglio raccontare una storia: durante una delle tante conferenza sul bullismo in giro per il mondo incontrai Jonah Mowry, un ragazzo americano che ha avuto il coraggio di raccontare con un video la sua storia di vittima di bullismo, iniziata all’età di sette anni. Gli chiesi che cosa l’avesse salvato. Pensavo: mi risponderà i genitori, il fratello, lo zio, il prete. No, i compagni di classe. Vi rendete conto cosa significa questo, i suoi compagni, quando hanno capito che Jonah stava crollando, si sono messi davanti a tutti per proteggerlo, spezzando così la catena». Sono tanti quelli che con occhi lucidi commentano le storie appena viste, altri hanno il viso rigato dalle lacrime e quasi le parole si incagliano nella gola. «Non pensavo – commenta Alice, una studentessa – che gesti considerati stupidi potessero portare i ragazzi a uccidersi, è davvero molto triste». Nella loro commozione, nel rispetto e nella grande partecipazione e sensibilità c'è quasi il riscatto di una generazione travolta suo malgrado dalla più grande vicenda di bullismo mai accaduta in città. Che ha come protagonisti un centinaio di studenti delle quattro scuole medie, accusati di essere i persecutori di una bellissima studentessa di 12 anni.
«Questo è bullismo 2.0, perpetrato sui social network, su internet e nelle chat – ha spiegato Gianfranco Oppo –. Pericolosissimo. Come il sexting, invio di immagini inerenti al sesso, il flaming, messaggi violenti o volgari, l’insidioso trickery che consiste nell’ottenere la fiducia di qualcuno per poi pubblicare o condividere le informazioni – ha concluso il sociologo – questo è cyberbullismo». Termini sconosciuti ai più, ma che i ragazzi di prima media dimostrano di conoscere alla perfezione, aggiungendone persino di nuovi.
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