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Nuoro

Ottana Energia, spunta l’ipotesi cassa integrazione

di Federico Sedda
Ottana Energia, spunta l’ipotesi cassa integrazione

I lavoratori rischiano di fare la stessa fine dei loro colleghi di Ottana Polimeri L’azienda ancora in attesa di una risposta della Regione per rilanciare l’impianto

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OTTANA. Cresce il rischio per i lavoratori di Ottana Energia di essere collocati in cassa integrazione. Per ora non c’è nulla ufficiale. Ma l’ipotesi, già prospettata dall’azienda, è stata discussa in una serie di incontri tra vertici aziendali, Confindustria e i sindacati che si sono tenuti negli ultimi giorni. Il provvedimento, per ora solo rinviato grazie alla mediazione sindacale, potrebbe diventare irreversibile tra due settimane. Termine ultimo per avere certezze da governo e Regione. A fare crescere l’allarme è la mancanza di risposte sul futuro di Ottana Energia e di Ottana Polimeri, le due principali realtà il cui futuro industriale mai come ora è stato legato da un filo così indissolubile. Gli spiragli alimentati nell’incontro tenutosi la settimana scorsa a Cagliari tra Regione, Confindustria e i sindacati alla presenza del presidente Francesco Pigliaru e dell’assessore all’Industria, Maria Grazia Piras, si sono assottigliati nel giro di sette giorni. Dall’incontro, infatti, era emersa la possibilità di un vertice tra Regione e governo, da tenere a Roma nel giro di pochi giorni, per definire la cessione, da parte di Eni-Versalis, degli impianti dismessi di Sarroch a Ottana Polimeri. Il tutto per accorciare e ottimizzare la filiera della chimica sarda e consentire il riavvio degli impianti di Ottana Polimeri fermi da due anni. A tutt’oggi, però, non è arrivata alcuna risposta. Come non è arrivata alcuna risposta sul fronte di Ottana Energia il cui futuro è legato alle verifiche di Terna circa la possibilità che gli impianti energetici possano essere utilizzati nell’ambito della riaccensione della rete elettrica sarda in caso di black out. Le prove all’interno della centrale elettrica sono state ultimate. Ora occorre attendere la verifica finale sulla simulazione in caso di black out della rete. L’ipotesi più probabile, ma anche quella meno strategica, è che l’essenzialità, revocata a dicembre, possa essere concessa solo alla centrale Biopower che produce energia sostenibile con olio di palma. In questo caso, infatti, verrebbe tagliata fuori la centrale a olio combustibile, nucleo fondamentale dell’apparato energetico del sito di Ottana in quanto indispensabile per produrre vapore, utilities e acqua trattata. Elementi, questi, essenziali per le altre aziende del sito e, in particolare, per la ripresa produttiva di Ottana Polimeri. Non solo. Senza il riavvio di Ottana Polimeri verrebbe vanificato anche il progetto per realizzare un terminale del gas naturale a Oristano lanciato dal gruppo Clivati proprio per riconvertire a gas la centrale di Ottana, a sua volta essenziale per la produzione di utilities. Tutte questioni che si interfacciano a vicenda e che mettono in un percorso unico la vertenza di Ottana. Che, come chiedono i sindacati, deve essere risolta nel suo complesso. E, soprattutto, al più presto. Continuare a rinviare le risposte significa mettere a rischio il futuro del sito e quello dei lavoratori. Il rischio più immediato riguarda i lavoratori di Ottana Energia che, in caso di ulteriore chiusura degli impianti, saranno collocati in cassa integrazione dove già si trovano da due anni i loro colleghi di Ottana Polimeri. Un provvedimento che, stavolta, sarebbe davvero un segnale di resa. E di promesse deluse.

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