Tossilo, tariffe più alte d’Europa
Macomer, la società ha chiuso il 2015 con 800mila euro di perdite: i dubbi dei dipendenti
MACOMER. Le tariffe della Tossilo sono tra le più alte in Italia, se non in Europa, ma la società ha chiuso il 2015 con una perdita di esercizio di 800 mila euro, che secondo l’azienda, «qualora non si opti per soluzioni diverse, potrà essere coperta con l’utilizzo di tutte le riserve di capitale attualmente disponibili pari a 700 mila euro». Smaltire alla Tossilo costa 199,15 euro a tonnellata, più l’Iva al 10%. È così dal 2012, mentre la media nazionale per l’incenerimento è di circa 125 euro a tonnellata, di poco superiore a quella europea che è di 111,06 euro. Media superata dalla Germania con un costo di 174 euro, ma comunque inferiore a quello della Tossilo che ha suscitato alzate di scudi e proteste in tutti i Comuni del bacino di conferimento obbligati a portare i rifiuti all’inceneritore di Macomer. La tariffa è legata ai costi, che sono pesanti. Tra le maggiori voci di spesa c’è quella del personale, che secondo quanto ha riferito al consiglio comunale il presidente della società, Giovanni Demontis, nel 2015 ha inciso per 2,7 milioni di euro. I conti però non tornano perché sfogliando i dati dell’azienda alla voce «costo del personale a produzione» per il 2015 sono indicati 2.090.000 euro con una media di 55 mila euro per dipendente, che non è poco. È chiaro che la ripartizione individuale è ben diversa dalla media e c’è chi prende di più (molto di più) e chi meno. Se si guardano i singoli centri di costo si ha un’idea degli stipendi erogati alla Tossilo. I quadri hanno un costo lordo che oscilla tra gli 80 mila e i 140 mila euro. Si tratta delle figure apicali nei diversi settori e ce ne sono tre. Solo lo staff amministrativo costa più di 180 mila euro all’anno e poco meno di 170 costano gli addetti alla discarica. Gli addetti all’impianto, che sono 19, sono costati nel 2015 un milione e 40 mila euro. Di questi 18 risultano in esubero, tranne la figura apicale. L’impianto di compostaggio, che ha cinque addetti, è costato circa 270 mila euro. Di comopst, però, non ne è stato venduto neppure un chilo. Altri costi: manutenzioni 347 mila euro, trasporti 140 mila e raccolta differenziata (che non si fa più) 110 mila euro. Ora che con la fermata delle linee risulta personale in esubero molti dipendenti si chiedono: «Come mai se già dal consuntivo trimestrale del 2015 emergeva un disavanzo di 665 mila euro da attribuire alla riduzione dei rifiuti conferiti, si è continuato ad assumere interinali? Quanto sono costati? Come si può passare da un bilancio in attivo di 24 mila euro nel 2014 a un passivo di 800 mila l’anno, anche in considerazione che da cinque anni si non fanno manutenzione straordinarie, ma solo quella ordinaria? Quante tonnellate di rifiuti sono state effettivamente conferite dai Comuni del bacino e quante dalla Vittadello di Oristano e quante in tutto ne sono state termovalorizzate? Con 800 mila euro di disavanzo sono ancora giustificabili tante figure costose in organico? Come mai con questa situazione non sono stati interrotti i benefit e i superminimi? Perché devono essere gli operai a pagare per le scelte di chi comanda, che hanno portato a questa situazione? Di fronte a ciò preoccupa il silenzio dei politici locali che rappresentano il territorio in Regione». (t.g.t.)
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