Lula, assalto ai carabinieri 12 anni a Picci e Calia
Sentenza definitiva della Cassazione per i due giovani per l’agguato del 2003 Il procuratore generale Aiello aveva chiesto l’annullamento con rinvio
LULA. Assalto al blindato dei carabinieri a Lula, è arrivato anche il verdetto della Cassazione.
La Corte suprema due sere fa ha rideterminato la sentenza di condanna in via definitiva a 12 anni di reclusione per il reato di tentato omicidio a carico di Gabriele Picci, difeso dall’avvocato Giovanni Colli e Arturo Calia, assistito dall’avvocato Caterina Calia, nonostante il ricorso della difesa sia stato preceduto dalla richiesta di annullamento con rinvio da parte del procuratore generale Aiello.
Ieri mattina Picci, che si era reso irreperibile dopo la condanna in appello, si è consegnato al dirigente della squadra mobile di Nuoro, Fabrizio Mustaro e ora si trova rinchiuso nel carcere di Alghero.
Di Arturo Calia, invece, non si hanno ancora notizie. Il giovane è irrintracciabile.
Una vicenda giudiziaria iniziata nel 2008 che aveva segnato la storia del paese ai piedi del Montalbo. L’assalto alla camionetta dei carabinieri in piazza Loreto la notte del 23 gennaio di 13 anni fa, aveva portato alla sbarra tre giovani del paese: Arturo Calia, Gabriele Picci e Angelo Maria Piras, ucciso un anno fa nelle campagne di Lula (di questo omicidio sono accusati il fratello della vittima, Nico e la cognata Alice Flore).
In primo grado gli imputati vennero assolti per non aver commesso il fatto. Infatti, nonostante per l'accusa ad inchiodarli ci fosse la prova dello stub che dimostrava che i tre avessero fatto uso di armi, per la difesa quello stesso risultato tecnico era servito a far vacillare l’impianto accusatorio.
Gli avvocati avevano infatti sostenuto che la presenza della polvere da sparo sugli indumenti dei loro assistiti, di per sè non dimostrava nulla, visto che l'esame era stato fatto in caserma e gli arrestati erano stati trasportati prima a bordo di una camionetta piena di armi.
La Procura di Nuoro però, non era rimasta a guardare e aveva presentato ricorso in appello. Infatti, se durante il processo di primo grado questi elementi erano stati sufficienti a convincere i giudici ad assolvere tutti gli imputati, in Corte d’appello, invece, non erano bastati a confermarne la loro innocenza. Arturo Calia, Gabriele Picci e Angelo Maria Piras, dunque, erano stati condannati a 14 anni proprio come chiesto dal procuratore generale Claudio Lo Curto nel corso della sua requisitoria. Ieri la sentenza definitiva.
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