La Nuova Sardegna

Nuoro

«Parco del Gennargentu, si può fare»

di Francesco Pirisi
«Parco del Gennargentu, si può fare»

Un convegno della Cisl rilancia il progetto già sottoscritto dai confederali. Pigliaru: «Noi ci siamo, sentiamo le proposte»

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OLIENA. Sindacati, amministratori regionali e locali ci provano ancora e così per la terza volta si riparte alla carica per realizzare il parco del Gennargentu. Questa volta però sembrano migliori le premesse, rispetto alle iniziative legate al piano di Rinascita e al progetto di 20 anni fa, dopo la legge nazionale sulle aree protette. La sensazione ieri nella sala dell’agriturismo “Su Sociu”, a Oliena, dove la Cisl ha presentato la sua proposta per il rilancio delle zone interne. Progetto con al centro il parco della Barbagia e del golfo di Orosei, che fa già parte delle azioni presentate (insieme a Cgil e Uil) nei tavoli tematici aperti dalla Regione a vantaggio della provincia nuorese. Ieri il filo diretto con il governatore Francesco Pigliaru e l’assessore dell’Ambiente, Donatella Spano, tra le voci più attese insieme a quella di Maurizio Petriccioli, componente della segreteria nazionale della Cisl. Il perché di questo ritorno di fiamma nelle considerazioni del segretario territoriale Michele Fele: «Siamo davanti a una provincia sempre più marginale, che si spopola e dove cresce la disoccupazione. Crediamo che il parco rappresenti lo strumento giusto per valorizzare le risorse naturalistiche e culturali nelle quali è contenuta l’unica possibilità di rilanciare il territorio».

Il parco della Cisl e del suo segretario è qualcosa che parte dal basso, dunque esente dai “vizi” che hanno frenato il progetto della Generalpiani, negli anni 60, e dopo qualche lustro di silenzio l’oasi naturalistica inserita dal governo nella legge 394 del 1991, bocciata a furor di popolo sette anni più tardi, dopo la firma dell’intesa tra lo Stato e la Regione. «Niente imposizioni, ma un progetto che parte e viene gestito all’interno delle comunità», hanno scritto i sindacati confederali nell’incartamento affidato alla Regione. Il governo sardo ieri ha detto di volerci stare, anzi di essere in un posizione di attesa, quasi ansiosa, «delle proposte che arriveranno dal Nuorese». Parole di Pigliaru, ribadite nei concetti dall’assessore Spano: «Siamo pronti a sederci a un tavolo con i sindaci interessati e le parti sociali, per lavorare a un’ipotesi adeguata alle esigenze del territorio, sia sotto l’aspetto della tutela, sia a maggior ragione delle iniziative di carattere economico». L’esponente della giunta cita come modello felice il parco di Tepilora, creato lungo la linea che da Bitti porta a Posada, attraverso Lodè e Torpè. «Ci sono già i risultati e soprattutto emerge la capacità dell’istituzione di attrarre finanziamenti, anche europei», spiega ancora Donatella Spano. Per farsi capire meglio dall’uditorio aggiunge anche le cifre: un milione e mezzo previsto nella finanziaria 2016 per le aree protette regionali. Ma non basta. Il grosso sono quei 40 milioni di euro che la Sardegna potrà utilizzare per i progetti verdi da qui al 2020, dentro il monte di risorse dell’Unione europea. Prima che nella sala si senta il tintinnio dei quattrini, alcuni sindaci hanno già detto di volerci stare. Stefano Coinu, primo cittadino di Fonni: «Sinora per poter produrre e campare la nostra gente spesso è dovuta emigrare in aree in grado di offrire opportunità e reddito. Perché non far valere nel territorio quelle capacità imprenditoriali dimostrate all’esterno?». Una linea già sposata nel Gennargentu dal primo cittadino di Desulo, Gigi Littarru, e che promette di incontrare altri consensi già nel breve periodo. Nella pattuglia municipale presente al convegno il padrone di casa Martino Salis dà il sostegno ma in cambio di un atto di chiarezza: «Considerato che del parco si parla da quando frequentavamo le elementari, ora è necessario capire se è un’ipotesi percorribile, altrimenti va chiuso il discorso per puntare su altre scelte».

Il sindaco di Oliena ritiene che non siano i vincoli a dover fare paura, «considerato che i nostri comuni già se ne ritrovano tanti. È importante invece valutare se tra queste limitazioni nella gestione del territorio è possibile far entrare le attività economiche». La non conflittualità tra l’una (conservazione) e l’altra esigenza (sviluppo) la garantiscono in tanti, durante la tavola rotonda coordinata dal giornalista della Nuova Sardegna, Pier Luigi Piredda, alla quale portano il contributo i consiglieri regionali Luigi Crisponi, Pietro Pittalis e Roberto Deriu. La mano sul fuoco sul fatto che la filosofia nei decenni è cambiata la mette Maurizio Petriccioli: «L’idea del parco è ben lontana da quella degli anni ’60. Già la legge 394 ha portato un’impostazione differente e oggi ancora di più cresce l’armonia nel binomio tra conservazione e sviluppo». Dentro le opportunità il collegamento tra prodotti e marchio del parco, lo sviluppo di attività imprenditoriali, soprattutto nel settore cooperativistico. Tra i dubbi il rango da dare alla riserva. Lo Stato ha tenuto celata tra le sue norme la riserva del Gennargentu e sarebbe pronto a riaprire il fascicolo per togliere fuori il testo specifico. L’alternativa è il parco regionale.

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