La Nuova Sardegna

Nuoro

Morto dopo l’intervento in ospedale: due milioni di euro ai familiari di Giovanni Marine

di Valeria Gianoglio
L'ospedale San Francesco di Nuoro
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L'ospedale San Francesco di Nuoro

Nuoro, l'Asl e l'assicurazione liquidano il maxi indennizzo ai congiunti dell'autista di Orgosolo che era entrato al San Francesco per eliminare alcuni calcoli renali

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NUORO Cinquant’anni, una vita trascorsa a guidare, come autista di professione, una moglie, quattro figli, tanti progetti ancora da realizzare. Quando l’11 dicembre del 2010 Giovanni Marine varca le soglie dell’ospedale San Francesco tutto poteva immaginare tranne il fatto che non avrebbe più rivisto il suo paese, Orgosolo, né avrebbe più potuto assaporare la bellezza della vita quotidiana. Era entrato per farsi letteralmente polverizzare con le onde d’urto alcuni fastidiosissimi calcoli renali, Giovanni Marine, ma non poteva certo sapere che da quella operazione sarebbe cominciata una sequenza di problemi e complicazioni che due mesi dopo, il 2 febbraio del 2011, lo avrebbe purtroppo portato alla morte.

La battaglia giudiziaria. La sua storia, e soprattutto la battaglia giudiziaria intrapresa dalla sua famiglia che sin dall’inizio ha ritenuto la sua scomparsa frutto di una disarmante catena di errori medici e del sistema sanità, si è conclusa solo in questi mesi. Ed è costata fatica, impegno e tanta tenacia anche da parte degli avvocati di uno studio della Penisola specializzato in vicende del genere, lo studio Rovacchi-Intagliata, che quando l’inchiesta sembrava ormai morta e sul fronte penale ne era stata disposta l’archiviazione, per la prima volta hanno preso in mano la causa e sono riusciti a spuntarla sul piano civile.

La delibera dell’Asl. Già dallo scorso mese di settembre, infatti, con la delibera numero 1198 del 24 settembre scorso, l’azienda sanitaria nuorese aveva stabilito che sì, la morte di Giovanni Marine, meritasse un risarcimento, per i suoi familiari, di 2 milioni di euro complessivi. E che di questa cifra, la stessa Asl 3 avrebbe dovuto sborsare 623mila e 872 euro come franchigia, mentre la parte restante, ovvero più di un milione e trecentomila euro, l’avrebbe dovuta pagare l’assicurazione dell’azienda. Ci sono voluti alcuni mesi, tuttavia, tra varie lungaggini burocratiche, perché il risarcimento venisse liquidato ai familiari di Marine. Una consolazione che tuttavia non potrà riportare in vita un’esistenza spezzata per sempre e il suo strascico di infinito dolore.

Il primo ricovero. Correva l’11 dicembre del 2010, dunque, quando Giovanni Marine varca l’ingresso dell’ospedale San Francesco e si sottopone alle visite che precedono il suo intervento ai calcoli renali. Due giorni dopo, ovvero il 13 dicembre, l’operazione viene eseguita e Marine viene tenuto in ospedale per essere monitorato. Cominciano, però, i primi problemi: il paziente di Orgosolo sanguina e i valori della sua emoglobina precipitano in modo decisamente pericoloso. Passano pochi giorni e Marine viene così sottoposto a una nuova operazione, ma la situazione purtroppo per lui non migliora e viene riportato in Rianimazione. Una radiografia al torace rivela la presenza di un “versamento pleurico nell’emitorace sinistro”.

La nuova operazione. I medici decidono dunque di riaprirlo di nuovo con una “toracentesi bilaterale”. «Una operazione – spiega l’avvocato Mauro Intagliata – per la quale, in base alla legge, era assolutamente necessario ottenere il consenso per iscritto del paziente, e invece in questo caso non è mai stato chiesto. Si tratta, infatti, di una procedura chirurgica invasiva in cui si procede all’inserimento di un ago apposito all’interno della cavità toracica e si prelevano e drenano i versamenti di liquido presenti».

La situazione precipita. Ma già dal giorno dopo l’operazioneMarine lamenta dolori atroci al torace destro: viene sedato, intubato e sottoposto alla cosiddetta “ventilazione meccanica”. Il 24 dicembre, mentre il resto del mondo festeggia la vigilia di Natale, a Giovanni Marine viene diagnosticata una lesione dell’undicesima arteria intercostale, dovuta, secondo quanto avrebbero accertato le consulenze chieste dagli avvocati della sua famiglia, proprio all’introduzione dell’ago all’interno del cavo pleurico. Marine viene dunque trasferito d’urgenza in ospedale a Sassari e lì gli viene diagnosticato un deficit del “fattore XI” della coagulazione. Ma ormai, la situazione clinica è già compromessa: passano pochi giorni e il 2 febbraio del 2011 Giovanni Marine muore.

La Procura archivia tutto. Sconvolti, ma decisi anche a ottenere giustizia, i suoi familiari presentano un esposto in Procura ma per tre anni, l’inchiesta non registra alcun progresso. Solo quando, alla fine del gennaio 2014, l’avvocato Mauro Intagliata riceve l’incarico legale dai familiari di Marine e chiede alla Procura a che punto fosse l’inchiesta, lo stesso legale scopre che il fascicolo era stato archiviato. Per la Procura, dunque, nessuno dei medici aveva alcuna colpa per la morte di Giovanni Marine.

La reazione dei familiari. I familiari dell’autista di Orgosolo, tuttavia, non ci stanno: dopo aver dato incarico al nuovo studio legale, dunque, aver mostrato le carte a diversi consulenti secondo i quali, invece, le colpe mediche esistevano eccome, imboccano un’altra strada per ottenere giustizia. Prima provano con la procedura chiamata “media conciliazione” e chiamano l’Asl a risarcire i danni materiali e morali subìti dai familiari per la morte del loro caro Giovanni. Ma l’Asl non si presenta. L’avvocato Intagliata è costretto dunque a notificare all’azienda un atto di citazione davanti al tribunale di Nuoro. L’Asl si costituisce a giudizio.

Il via libera all’indennizzo. Il giudice civile Paola Cappello dopo aver acquisito le conclusioni di una consulenza tecnica, stabilisce che le richieste risarcitorie dei Marine sono più che fondate, così come la sussistenza di diversi errori medici. Ma prima di arrivare alla sentenza, l’Asl decide di giungere a un accordo con la sua controparte. Il resto è storia degli ultimi mesi: la liquidazione ai familiari di Marine di un indennizzo di 2 milioni di euro.

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