Ucciso come un animale da macello
Seoni assassinato con un colpo alla testa e abbandonato in un fiume: una messinscena perfetta per far pensare al suicidio
INVIATO A VILLANOVA STRISAILI. La messinscena era stata organizzata quasi alla perfezione: una pietra legata al collo con un pezzo di fune, gli stivaloni di gomma che fuoriuscivano appena dall’acqua della piscina naturale di uno dei tanti fiumiciattoli di questa parte d’Ogliastra. Un luogo e un modo insoliti per porre fine alla propria vita, ma in un primo tempo c’erano cascati tutti, a cominciare dai familiari e dai soccorritori, per continuare con gli investigatori. Così, a una settimana dalla scomparsa, sulla fine del 62enne Carlo Seoni, allevatore di Villanova Strisaili, sembravano non esserci dubbi: suicidio. E tutto, nonostante lo stupore dei familiari, sembrava avvalorare questa tesi. Mai coinvolto in uno screzio a memoria dei compaesani, Seoni era un uomo riservato e solitario, forse anche troppo.
L’autopsia. La verità è cominciata a venire alla luce nei giorni successivi, quando al sostituto procuratore della Repubblica di Lanusei Luisa D’Innella sono arrivate le prime risultanze, ancora ufficiose, dell’autopsia affidata all’anatomo patologo Roberto Marcialis. Si è così scoperto che nei polmoni dell’uomo non c’era una goccia d’acqua, cioè il segnale più evidente di una morte per annegamento. Sono così cadute in un colpo solo le due tesi conseguenti sulla morte di Seoni: la prima, secondo cui l’uomo aveva deciso di farla finita con la propria vita; la seconda, che lo avesse fatto scegliendo l’annegamento. Insomma, il suicidio era stato inscenato, probabilmente con perizia, anche se la pietra utilizzata per tenere a fondo il corpo dell’uomo era relativamente piccola. Tale comunque da non far risalire il corpo in superficie, se non per le suole degli stivaloni di gomma a pelo d’acqua che hanno permesso ai vigili del fuoco di individuare il cadavere.
Un foto di 6 centimetri. Ma l’autopsia ha rivelato un’ulteriore verità, ben più drammatica. Il medico legale ha infatti appurato che quella piccola ferita circolare poco sopra l’orecchio destro, tra la regione occipitale e quella temporale, non era stata provocata dall’urto o dallo sfregamento del corpo senza vita contro una roccia acuminata, ma da un proiettile. Un esame più accurato ha consentito il ritrovamento, all’interno della scatola cranica, di un frammento d’osso, circolare e delle identiche dimensioni del foro d’entrata, a cinque-sei centimetri di profondità. Esattamente ciò che accade nell’abbattimento di animali con le pistole cosiddette a proiettile captivo, che “sparano” un cilindro d’acciaio all’interno dei bovini o suini che vengono uccisi con questo metodo. Il cilindro d’acciaio rientra all’interno della pistola immediamente dopo grazie a una robusta molla. Negli animali, in realtà, questa pratica serve a stordire e far perdere i sensi, ma in un uomo le conseguenze di un proiettile captivo possono essere devastanti, e portare alla morte in pochi istanti.
Fuori da rituali. Anche dopo questa scoperta gli inquirenti hanno provato a considerare l’ipotesi del suicidio: ma il foro d’entrata situato dietro l’orecchio rendeva improbabile tale eventualità, perché l’uomo avrebbe dovuto puntare la pistola in prossimità della nuca con una manovra quasi impossibile, anche perché questo tipo di pistola richiede che la canna venga appoggiata con una buona dose di forza nella parte che si vuole perforare. E la verità è emersa in tutta la sua tragicità: Carlo Seoni è stato ucciso probabilmente la sera della sua scomparsa, il 19 novembre 2015, lontano dal luogo in cui è stato ritrovato, il rio Sannortzi, un fiumiciattolo che sfocia nel lago dell’Alto Flumendosa. Chi lo ha ucciso, con modalità che fanno pensare a un’esecuzione, ha anche messo in scena il suo finto suicidio. In questo caso ci troveremmo di fronte a un omicidio assolutamente inedito per la Sardegna. «Siamo di fronte a un delitto che non rientra affatto nei rituali ogliastrini», dice il procuratore della Repubblica di Lanusei, Biagio Mazzeo. Per quale motivo? Esclusa la pista della vendetta, si valuta la tesi un omicidio non premeditato, e lo dimostrerebbero il tipo d’arma utilizzato e la messinscena del suicidio. Che potrebbe essere anche un goffo tentativo di occultare il cadavere.
Caccia all’arma. A questo punto, nelle scorse settimane, la morte di Carlo Seoni non è stata archiviata come suicidio ma è stato aperto un fascicolo con l’accusa di omicidio a carico di ignoti. Le indagini non saranno affatto semplici, anche perché l’arma del delitto non è stata ritrovata, e del resto non c’è ovile o quasi in Ogliastra dove non ci sia una pistola a proiettile captivo, per la quale non è necessaria alcuna autorizzazione. Ma è proprio l’utilizzo di questa particolare arma che potrebbe portare alla soluzione del caso.
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