I passaggi di mano dell’area industriale
OTTANA. La storia dell’area industriale ha visto passare molte aziende: l'Anic fibre, la Chimica e Fibra del Tirso, l'Enimont, l'Enichem, Montefibre, Inca-Iternational, Dow-Chemical, Equipolymers,...
OTTANA. La storia dell’area industriale ha visto passare molte aziende: l'Anic fibre, la Chimica e Fibra del Tirso, l'Enimont, l'Enichem, Montefibre, Inca-Iternational, Dow-Chemical, Equipolymers, Lorica, Ottana Energia, Ottana Polimeri del gruppo Clivati Indorama, solo per parlare delle più importanti. Il passaggio più significativo, dopo quello dell'Eni-Enichem, è stato quello della Montefibre del gruppo Orlandi. Nell'ambito delle ristrutturazioni attuate dall'Enichem dismettendo le fabbriche e assottigliando gli organici, il ramo di azienda che a Ottana produceva le fibre acriliche venne conferito, nel 1996, alla società Landa, controllata dall’Enichem. Qualche anno dopo, lo stesso ramo d'azienda venne venduto alla Montefibre. Tra alti e bassi, cassa integrazione e mobilità, la Montefibre chiuse i battenti nel 2003, lasciando sulla strada 450 lavoratori. La lotta di questi operai per ottenere l'aggancio alla pensione, conclusasi solo nel 2010, è passata alla storia delle lotte operaie. Lo stabilimento che produceva le fibre acriliche venne abbandonato in un silenzio spettrale pieno di incognite. Quell' enorme capannone tornò alla ribalta nel 2010 quando a Ottana arrivò la società veneta West Dock per riconvertire il sito dismesso dalla Montefibre: un’area comprensiva di circa 208 mila metri quadrati di cui 60mila coperti da fabbricati già esistenti. Il progetto di riconversione prevedeva la realizzazione di impianti fotovoltaici e di uno per il recupero di componenti derivanti dalla rottamazione di apparecchiature elettriche (in seguito convertito a riciclaggio della plastica). Nel 2010 cominciarono così le demolizioni del vecchio stabilimento della Montefibre che hanno portato alla luce vario materiale, tra cui l'amianto, ancora presente all'interno della ex fabbrica. Eppure di bonifiche delle aree dismesse si parla dal 2003, quando si tenne la prima conferenza di servizi per il piano di caratterizzazione che prevede il monitoraggio dello stato di inquinamento e il programma operativo di risanamento. Tutto da far pagare alle aziende. Finora, però, non ha pagato nessuno.
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