La Nuova Sardegna

Nuoro

Carabiniere investito, la difesa al contrattacco

di Valeria Gianoglio
Carabiniere investito, la difesa al contrattacco

Alle battute finali il processo d’appello per la morte del brigadiere Corbeddu Gli avvocati del giovane orunese hanno escluso anche il “dolo eventuale”

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NUORO. La difesa ne è convinta e ieri mattina, in aula, lo ha sostenuto con fermezza citando anche una recente sentenza della Cassazione: quando, in quella tragica notte del 21 agosto 2012, Pietro Baragliu aveva travolto con la sua auto il brigadiere Paolo Corbeddu, nell’animo del giovane orunese non vi era stata alcuna intenzione, nemmeno minima di uccidere il povero carabiniere. «Nessun dolo», hanno ripetuto ieri mattina, i difensori Gianni Sannio e Pasquale Ramazzotti, «nemmeno eventuale», come da tempo sostiene invece la pubblica accusa, anche al processo di secondo grado. È stato il turno della difesa, dunque, ieri mattina, al proceso d’appello per la morte del brigadiere dei carabinieri che era stato travolto e ucciso nell’agosto di quattro anni fa da un’auto che stava cercando di fermare per un controllo, sulla strada tra Orune e Bitti. Quell’auto, un’Audi A5, era guidata dal giovane orunese, Pietro Baragliu, che per una sera l’aveva soffiata alla sorella con uno scopo preciso: voleva riaccompagnare a casa la fidanzata.

«Avevo appena accompagnato la mia ragazza a Bitti - aveva raccontato al pm e alla polizia, il giovane Baragliu consegnandosi alle forze dell’ordine dopo due giorni passati alla macchia - ho visto un'ombra, ma non volevo travolgerla. Ho avuto paura, non avevo la patente, ma non volevo far del male a nessuno. Ho sbagliato, ma chiedo perdono».

Nel giugno 2013 la sentenza di primo grado aveva condannato Baragliu a 4 anni, in base all'articolo 586 “per morte e lesioni come conseguenza di altro delitto”. Quella sentenza, aveva di fatto stabilito che la notte del 21 agosto scorso, il giovane orunese non aveva l'intenzione di uccidere. Per la legge, Baragliu, non aveva visto in tempo il carabiniere. O forse, il carabiniere si era fermato nel punto sbagliato della carreggiata, come ha sostenuto la difesa. Nessun dolo, nemmeno eventuale, dunque, secondo la difesa. Il gup era stato di parere diverso: non aveva riconosciuto il dolo eventuale, ma nemmeno l'omicidio colposo. Il gup aveva riconosciuto invece che la morte del brigadiere era stata la tragica e non voluta conseguenza di un altro delitto. «La vittima, ovvero il brigadiere Corbeddu - aveva spiegato, l’avvocato Sannio - aveva infranto il regolamento: si era spostata verso il centro della carreggiata. E accentrarsi vuole dire esporsi al pericolo imminente, a un rischio mortale. Baragliu non ha visto in tempo il carabiniere, poi, in preda al panico, è scappato, ma poi è tornato e si è assunto le sue responsabilità».

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