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Nuoro

viadotto s’adde a macomer

Ingegnere dovrà risarcire un milione alla Provincia

di Paolo Merlini
Ingegnere dovrà risarcire un milione alla Provincia

NUORO. Dovrà versare nella casse delle Provincia una somma vicina al milione di euro un progettista che con il suo comportamento ha provocato un grave danno economico all’ente e dunque alle casse...

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NUORO. Dovrà versare nella casse delle Provincia una somma vicina al milione di euro un progettista che con il suo comportamento ha provocato un grave danno economico all’ente e dunque alle casse pubbliche . L’amministratore straordinario Sabina Bullitta ha infatti emesso un provvedimento di “riscossione coattiva” nei confronti dell’ingegnere cagliaritano Gian Paolo Gamberini, che due anni e mezzo fa era stato condannato dalla Corte dei Conti a rifondere la Provincia per i danni causati nella progettazione e nella direzione dei lavori per la costruzione del viadotto S’Adde, alle porte di Macomer. Nel frattempo Gamberini non ha versato un euro di risarcimento, e la Provincia non ha trovato altra soluzione che procedere alla riscossione coatta, che significa pignoramento di una parte dello stipendio oppure una voluminosa cartella di Equitalia.

I fatti. Tutto comincia nel 1998 quando la Provincia decide di realizzare un maestoso viadotto all’ingresso di Macomer. Un’opera attesa da tempo, ma che a detta di molti esperti poteva essere evitata allargando la vecchia strada statale 129. C’è già un progetto preliminare della Comunità montana del Marghine, e la Provincia ne affida l’adeguamento e la stesura definitiva all’ingegnere Gamberini. Nel marzo 2000 vengono appaltati i lavori all’impresa Conscoop, che si impegna a concluderli in 480 giorni. I problemi cominciano appena un mese dopo, quando la Conscoop comunica alla Provincia che il progetto così com’è non si può fare: dove dovrebbe sorgere il viadotto sono sospese due linee elettriche dell’Enel, non considerate evidentemente in fase di progettazione (anche se le carte della Comunità montana segnalavano il problema). Gamberini, che è nominato anche direttore dei lavori, ferma il cantiere d’intesa con la Conscoop. La doccia fredda arriva dall’Enel, che acconsente a spostare i cavi, ma fa sapere che ci vorranno 13 mesi. L’operazione ha anche un costo, e accade così che l’eliminazione dei cavi si protrae sino al giugno 2003, dunque tre anni dopo la gara d’appalto. In questo periodo l’impresa opera saltuariamente, sino al blocco totale dal dicembre 2001.

«Grossolano errore». In base a ciò, presenta il conto alla Provincia, e avanza riserve per un milione e 234mila euro. Il responsabile del procedimento riesce ad accordarsi per circa metà della somma, pari a 685mila euro più Iva. L’impresa viene risarcita, ma al quel punto la Provincia (segretario generale Romano Benevole) decide di rivalersi sul progettista che aveva dimenticato i cavi Enel. Nasce un contenzioso giudiziario che nel 2013 porta alla condanna della Corte dei Conti nei confronti dell’ingegnere. Durissimi i termini utilizzati dai magistrati: nella sentenza parlano «macroscopici difetti progettuali, dovuti alla inammissibile superficialità con cui il professionista avrebbe elaborato e verificato il progetto»; e ancora: «grossolano errore al limite del dolo». Per il danno provocato, Gamberini viene condannato a pagare 822mila euro, che oggi sono diventati 952mila euro. E il viadotto? Ultimato nel 2007, presenta già problemi strutturali.

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