Nella pastorizia che cresce si litiga sul prezzo del latte
L’analisi del pastoralismo nel convegno organizzato dal Dipartimento di Agraria Presentato lo studio del professor Pulina su 70 anni di vita nelle campagne sarde
NUORO. Passato, presente e, soprattutto, futuro del pastoralismo in Sardegna alcentro del convegno organizzato dal Dipartimento di Agraria dell’università di Sassari. Lo spunto, come ha spiegato il professor Gianni Battacone, docente dell’ateneo, è stato il libro “Pascoli, pecore e politica: 70 anni di pastorizia in Sardegna”, scritto dal professor Giuseppe Pulina (docente universitario e commissario dell’Ente foreste) e Gavino Biddau, anche lui docente del Dipartimento di Agraria. Pulina ha spiegato lo studio condotto sull’evoluzione del fenomeno che più caratterizza l’isola, culturalmente, socialmente ed economicamente. A partire dal secondo dopoguerra, quando «la Sardegna era una regione povera, poco coltivata, profondamente rurale con un assetto prevalente agro-pastorale», per arrivare fino ai nostri giorni, 70 anni durante i quali, ha evidenziato Pulina, «la Sardegna pastorale è profondamente cambiata: da priva di base fondiaria, si è stanzializzata; le attività agro-pastorali si sono intensivizzate e tecnologizzate e si produce latte di alta qualità; la zootecnia ovina è scesa a valle inserendosi nei sistemi cerealicoli e vaste aree una volta occupate da questo allevamento sono ora boscate». Con la conclusione che «la Sardegna pastorale, da marginale e povera, rappresenta una realtà strutturata, in grado di competere sui mercati globali». Prezioso il contributo portato da Anna Saderi, curatrice del volume “Formaggio e pastoralismo in Sardegna” edito da Ilisso, e dal fotografo naturalista Domenico Ruiu (insignito nel 2014 della laurea honoris causa in Sistemi forestali e ambientali dall’Università di Sassari), che durante i suoi viaggi sui monti dell’interno dedicati alla ricerca e lo studio dei rapaci ha avuto modo di venire a contatto con aspetti del mondo pastorale ormai perduti. Particolarmente apprezzato l’intervento di Banne Sio, di Confagricoltura Sardegna, che ha illustrato come sono cambiati nel tempo i vari tipi di contratti “pastorali e servopastorali”. Ma il pastoralismo si intreccia inevitabilmente con le furiose battaglie sul prezzo del latte, sopite da un paio d’anni grazie al migliore trattamento economico (si è passati da 50-60 centesimi al litro, a un euro e 30 di media) ma pronte a riesplodere. E infatti si sono alzati i toni del dibattito non appena la questione è stata sollevata nella tavola rotonda a cui hanno preso parte Leonardo Salis presidente della Cooperativa pastori di Dorgali, Battista Cualbu, presidente del Consorzio tutela Igp agnello di Sardegna e della Coldiretti e Pierluigi Pinna, industriale caseario e presidente di Confindustria Nord Sardegna. «Ora – ha detto Cualbu – la situazione è migliorata, ma bisogna ragionare nei tempi buoni. Dobbiamo programmare e decidere tutti assieme, perché ora stiamo navigando a vista». In particolare Cualbu, contesta le cifre del Consorzio del pecorino romano (formaggio a cui il prezzo del latte è legato a doppio filo) che parla di un 30 per cento di sovrapproduzione del latte, che – come ha spiegato Pierluigi Pinna - non può essere acquistata dai caseifici perché non saprebbero cosa farsene. «La massima quantità di pecorino romano assorbibile dal mercato – ha detto Pinna – è di 270 mila quintali. Cosa ne facciamo dell’eccedenza?». Per cercare di porre rimedio prima che sia troppo tardi, la Coop pastori di Dorgali ha deciso di diversificare la produzione che però ha comportato un abbassamento del prezzo del latte «che – ha affermato Leonardo Salis – è stato difficile far digerire ai pastori». Tutti si sono trovati d’accordo su un punto: è necessario discuterne per trovare una soluzione. L’unica per il consigliere regionale Luigi Lotto (presidente della commissione Attività produttive) è che il settore si doti di una governance come quello vitivinicolo. «O entriamo nell’ottica di produrre secondo regole decise da tutti – ha concluso – o il settore esploderà».
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